
VITERBO – “Ho sempre avuto piena fiducia nella magistratura. Accolgo con soddisfazione l’esito dell’udienza preliminare di archiviazione con formula piena del procedimento a carico mio e di mio marito. Ho creduto in questo esito perché ho sempre agito nel rispetto delle regole. Proseguo nel lavoro a favore della comunità che ho l’onore di amministrare”. La sindaca Chiara Frontini affida a questo scarno comunicato, inviato ai giornali viterbesi, il proprio commento sulla decisione del giudice per l’udienza preliminare Fiorella Scarpato sulla vicenda scaturita dalla ormai famigerata “cena dei veleni”.
Poche parole che però suonano come un macigno politico. Dopo circa un anno da quando Bruzziches annunciò in sala d’Ercole l’uscita dalla maggioranza e aprì le danze del racconto ai giornali delle presunte minacce subite, scatenando per mesi fiumi d’inchiostro sulla sindaca in carica, il tutto finisce in una bolla di sapone.
La sindaca non dice una parola in più dello stretto indispensabile. Non si lascia andare a nessuna riflessione, non cita minimamente chi ha voluto che lei finisse in tribunale. Atteggiamento inglese.
Ma in tutti questi mesi c’è stato un costante tentativo di politicizzare la vicenda, con ripetute richieste di dimissioni. L’arrembaggio però è andato a vuoto e come accade nelle arti marziali così anche in politica, quando si attiva la dinamica dello scontro e della contrapposizione, deve esserci per forza un vittorioso e uno sconfitto. Non si può essere ipocriti e negarlo. Se il giudice avesse rinviato a giudizio la sindaca politicamente la questione sarebbe stata cavalcata dai suoi oppositori per cantare vittoria. Essendo accaduto il contrario è logico dedurre che, con il pronunciamento di ieri del giudice “di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste”, sono caduti sconfitti i detrattori, quelli sempre garantisti quando tocca a loro e forcaioli quando gli conviene, soprattutto quando essere forcaioli potrebbe diventare l’occasione giusta per imbastire un nuovo banchetto elettorale.
E nonostante gli attacchi serpentini che anche questo giornale ha subito per il semplice atto, quando l’arroganza monta comprendiamo che possa essere rivoluzionario, di scrivere l’evidenza alla fine viene fuori che le cose stavano come su La Fune abbiamo sempre scritto invitando alla moderazione, a evitare l’imbarbarimento dell’uso politico della magistratura, alla prudenza, al non imbastire pelose questioni morali.
Uno di quegli attacchi ci è rimasto particolarmente impresso e ne custodiamo sempre il ricordo perché non bisogna mai dimenticare. Ci fece male perché arrivò da un luogo che è anche casa nostra come la sala d’Ercole. Arrivò da un consigliere che evidentemente ha simpatie per chi scrive quello che gli fa piacere e vorrebbe abbattere chi scrive cose che non le piacciono. Chiaramente noi gli siamo finiti sullo stomaco, tanto che nel suo intervento aveva difficoltà a definirci giornale. Fece quell’intervento citando e leggendo in aula pezzi di un nostro editoriale dove parlavamo di Chiara Frontini come boxeur. Naturalmente stravolse il senso di ogni riga perché l’obiettivo era screditarci, ma comprendiamo le ragioni della retorica e gli interessi di parte.
Oggi quell’articolo (leggi qui), così maltrattato addirittura in una seduta di consiglio comunale, torna di grande attualità e risulta particolarmente vero. Il tentativo cavalcato da alcuni di politicizzare la vicenda Bruzziches si è concluso in un fallimento. Politicizzarlo è stato un errore e ora la non vittoria si trasforma in una sconfitta e non fa altro che rafforzare politicamente l’attuale sindaca.


















