
EDITORIALE – L’immagine dell’ultima provincia dell’Impero per il capoluogo della Tuscia è nitida. La discussione in consiglio comunale sulle variazioni di bilancio ne dà la rappresentazione plastica. 350 mila euro di maxiemendamento e dentro uno spezzatino tagliato fino con 5mila a destra, 10mila a sinistra, 40mila cifra ridicola per uno scopo come il piano del centro storico.
Zero progettualità, tante esigenze (tu chiamali se vuoi appetiti) della politica da soddisfare. Così si assiste all’ennesima spolverata di risorse pubbliche sulla città. Cifre talmente ridicole che si perde tempo anche a spenderci parole. A fare da epigrafe alla giornata di ieri andrebbe bene il motto andreottiano: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.
E infatti, pur non essendo Andreotti, Arena si è assicurato il tirare a campare. La navigazione della maggioranza è sbloccata fino al prossimo iceberg (bello grosso) delle provinciali dove Forza Italia rischia l’implosione.
La maggioranza è fatta così. Ma la pasta della minoranza? Un pezzo si è commentata da sola sul caso Sant’Angelo. Qui il consigliere Patrizia Notaristefano ha cercato una giustificazione incredibile alle parole del capo di Acas dei giorni scorsi che ha parlato di Sant’Angelo come di Corleone, gettando ombre (chiaramente non credibili e non rispondenti al reale) sugli amministratori comunali.
Scene e interventi da ultima provincia dell’Impero. Con tanto di tecnologia che non assiste e il sindaco che scompare dal collegamento a ridosso del voto sul maxiemendamento. Salva la giornata il consigliere Giulio Marini che fa proprio il maxiemendamento e rende possibile al presidente Stefano Evangelista chiamare la votazione e alla maggioranza di dire sì. Buonanotte.

















