Il Cammino Pedagogico - Il barattolo della gratitudine
barattolo
800x120 (1)
I bambini hanno bisogno di adulti che vivano e testimonino la gratitudine non che li sgridino perché non dicono “grazie” a comando.

IL CAMMINO PEDAGOGICO – La gratitudine è un sentimento che va nutrito e coltivato.
I bambini hanno bisogno di adulti che vivano e testimonino la gratitudine non che li sgridino perché non dicono “grazie” a comando.

Solo così il grazie diventerà una parola piena di significato e ricca di valore.

Come per tutte le cose importanti occorre creare uno spazio e un tempo dedicati appositamente a questa finalità: un rituale condiviso. A casa, a scuola, un momento in cui imparare ad ascoltare il proprio cuore e verbalizzare il proprio sentimento. Questo serve anche a noi adulti, forse non siamo più abituati.

I bambini hanno bisogno di toccare, fare, agire, vedere. Per questo gli oggetti sono fondamentali e sta a noi adulti rivestirli di potere simbolico. Un barattolo di vetro, un nastro rosso, bigliettini di carta su cui scrivere e un posto prezioso in cui custodirlo.

La gratitudine si coltiva. Se all’inizio i bambini diranno grazie, ad esempio, per oggetti che hanno ricevuto, giorno dopo giorno impareranno a notare gesti gentili, parole empatiche, buone azioni rivolte a loro, anche dai coetanei.

Aiutare i più piccoli a essere grati profondamente per ciò che hanno è un dono che facciamo loro per la vita. Li aiutiamo a focalizzarsi sulla Bellezza, a essere consapevoli delle risorse e dei doni che hanno, a guardare ciò che c’è e non ciò che manca. A gioire delle piccole cose, a riconoscerle, a spostarsi dal lamento e dalla negatività, perché è scientificamente provato che lamentarsi spegne i neuroni.

Sul bigliettino che vedete c’è scritto:

“Voglio ringraziare la mia amica N. perché quando io sono triste lei si accorge e viene ad abbracciarmi”.


La Dottoressa Laura Mazzarelli è consulente Pedagogica e insegnante alla scuola dell’infanzia. Formatrice Pedagogica. Seguila su www.ilcamminopedagogico.it

800x120 (1)
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Foto Fisioterapy Center
Fune 300x300
lafune_300 x 600
asvis 2
POST FB 01
TdP_Inalazioni
aiac_banner_01
monastero interno
Masicar300x300-optimize
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200
domenicale post