
ACQUAPENDENTE – C’è una strana malattia che oggi colpisce i viandanti. Si cammina con la testa china, gli occhi incollati a un rettangolo di vetro luminoso, intenti a inseguire una linea blu tracciata dal dio satellitare. Il GPS sa tutto: sa a quanti metri siamo dalla meta, sa dove girare, sa persino se abbiamo rallentato il passo. Ma non sa – non può sapere – se abbiamo davvero visto il profilo azzurro delle colline, o se l’odore resinoso del pino ci è passato accanto senza che la nostra anima se ne accorgesse.
Sabato 26 settembre, alle ore 17,30, il Museo della Città, Civico e Diocesano di Acquapendente ospiterà il quinto e ultimo atto di un ciclo di incontri che profuma di polvere di gesso, di antiche carte e di passi perduti. Sotto il titolo “Seguire una linea sullo schermo o leggere il territorio?”, la cittadina viterbese si interrogherà sul paradosso del nostro tempo: più la tecnologia ci guida, più diventiamo ciechi.
La riflessione, che vedrà protagonisti Silvio Piorigo e Filippo Belisario, parte da un interrogativo inquietante e semplice: quanto del paesaggio stiamo realmente guardando mentre lo calpestiamo?
Silvio Piorigo, con il suo intervento dal titolo “L’evoluzione del guardare: dalla carta al digitale”, aprirà il baule delle vecchie mappe. Non semplici pezzi di carta straccia o linee geometriche, ma veri e propri racconti del mondo, specchi in cui i secoli passati hanno provato a decifrare la terra. Poi, il grande salto: l’avvento del GPS, che ha regalato sicurezza e precisione chirurgica, portando però con sé il pericolo di un’“amnesia spaziale”. Piorigo suggerisce un compromesso poetico: usare la traccia satellitare come una rete di salvataggio silenziosa, da consultare solo nel buio o nel dubbio, lasciando che il resto del viaggio appartenga agli occhi e allo stupore.
E qui entra in scena Filippo Belisario, che con “Sulle tracce del paesaggio: il tratto aquesiano della Francigena” ci prenderà per mano per obbligarci a compiere il gesto più rivoluzionario e dimenticato del XXI secolo: alzare lo sguardo. Intorno ad Acquapendente c’è un mondo che respira, fatto di architetture rurali che sembrano nate dalla roccia, di flora selvatica, di silenzi geologici e di vedute che i pellegrini di mille anni fa guardavano con la stessa nostra sete, ma senza il disturbo di una notifica digitale.
L’incontro si concluderà come una vecchia veglia laica, con una tavola rotonda aperta alle domande del pubblico, delle guide e dei camminatori. Per ricordarci che una strada non è soltanto una linea da percorrere nel minor tempo possibile, ma un mistero da attraversare, perdendosi un poco, per ritrovarsi davvero.



















