
Potrebbe capitare anche a te. La vita può diventare buia, anche in maniera del tutto inaspettata. E così in stazione, a dormire sotto coperte sudice, potrebbe finirci chiunque di noi. Basta un lavoro perso, un dolore forte per un evento grave, il venire meno delle forze o dell’equilibrio o delle migliori (o normali) risorse umane e la tragedia si spalanca.
I fatti di queste ore – che raccontano di un blitz congiunto tra polizia e Viterbo Ambiente, per liberare i locali della stazione di Porta Romana – pongono tante domande. C’è l’esigenza, sacrosanta, di salvare il servizio e rendere ai viaggiatori del treno ambienti praticabili. Senza degrado, senza sporcizia, senza cattivi odori.
Giusto, ci mancherebbe. Questo però non risolve una criticità, la criticità umana di chi aveva solo quelle coperte gettate tra i rifiuti per ripararsi dal freddo. Un gesto forte, simbolo di un mondo che si ostina a ragionare in una sola dimensione. Senza prendere atto della complessità dell’uomo, della vita, della democrazia persino. Useremo parole forti: la soluzione di gettare quelle coperte nei rifiuti è la resa plastica di quello che vogliamo definire il totalitarismo della dimensione unica.
Le regole della vita civile, persino le leggi sembrano prendere vita e affermare una sola dimensione. O sei dentro al sistema, bene o male, o sei un errore da rimuovere. E dormire in stazione è un errore del sistema, una cosa scomoda. Che produce fastidi e danni e nervosismo agli uomini che vivono in una sola dimensione. Credendo che lì finisca il mondo. Ci viene in mente Marcuse, scomodiamo la Scuola di Francoforte, ci interroghiamo sull’essere e sull’avere mentre scriviamo queste righe.
Questa è l’era dell’homo economicus, che vale secondo i parametri del denaro, della funzionalità, della coerenza al sistema dominante. Tutto il resto è problema. Non tanto da prendere in carico piuttosto da eliminare. Come fosse un file desueto, dannoso, inutile sul desktop di un computer. Senza neanche pensarci tanto, magari anche pensando di fare la cosa giusta.
Bisognerebbe sviluppare un pensiero plurale, consapevole che viviamo in una realtà dove di fatto esistono mondi che girano a diverse velocità. Anche alla velocità dei senzatetto. Che non sono poveracci a cui dare elemosina ma persone con cui costruire un dialogo. Spetterebbe alle istituzioni, se vogliono ancora dirsi democratiche. Sarebbe compito dei cristiani, se ancora ce ne sono davvero. O dei musulmani, sempre che ci siano anche questi. O di chiunque abbia un dio padre di tutto il creato. Dovrebbe essere azione anche degli atei se ispirati da umanesimo. Insomma è questione di noi tutti.
Nessuno fa i conti con il mondo che gira alla velocità degli ultimi. Nessuno attrezza un mondo anche per loro. Lo fa la Caritas ma evidentemente non ha abbastanza forza, nonostante il pregevole lavoro che anche a Viterbo tanti splendidi volontari portano avanti. Lo fa qualche prete che ha letto bene il Vangelo. Lo fanno i servizi sociali ma evidentemente non riescono ad avere la giusta presenza.
Non c’è bisogno di un blitz. C’è bisogno di tendere la mano e risolvere le emergenze. Non ci si nasconda dietro al ritornello che i soldi non ci sono. Non è vero. Piuttosto il problema sta nel fatto che a nessuno interessa di quattro barboni che dormono al freddo. Che danno fastidio perché sporcano la stazione. Nel mondo a una dimensione non c’è spazio per loro, sono presenze sgradite. Ma la democrazia non è un mondo a una dimensione e chi si occupa della cosa pubblica dovrebbe pensare a tagliare qualche nastro in meno e tenersi più tempo a studiare soluzioni che evitino i blitz.


















