Il 22,50% dei giovani del Viterbese tra i 15 e i 29 anni non lavora e non studia. Sono "per ora in pausa" dal mondo
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VITERBO - Il Viterbese è tra le province più "neet" d’Italia ovvero il 22,50% dei giovani viterbesi non studia e non lavora.

VITERBO – Secondo i dati Istat del 2024 la percentuale di giovani viterbesi di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non lavora e non è inserita in percorsi di studio o formazione è pari al 22,50%. Il Viterbese è tra le province più “neet” d’Italia ovvero il 22,50% dei giovani viterbesi non studia e non lavora.

La situazione dei ragazzi di Tuscia appare piuttosto preoccupante anche alla luce dei risultati di un approfondito studio voluto dal Consiglio Nazionale dei Giovani e pubblicato nell’estate del 2024 dove viene individuata una differenza sostanziale tra i “neet” delle aree metropolitane e quelli delle aree interne. E proprio a questa seconda categoria appartengono i giovani viterbesi. 

Le esperienze dei giovani NEET sono viste come transizioni o passaggi di vita che cambiano, evolvono e si orientano tra processi socio-economici complessi e strategie di adattamento individuali. L’analisi per cluster ha identificato due principali tipi di esperienza NEET: “mettersi ancora in gioco” e “mettersi per ora in pausa”, con differenze significative tra aree metropolitane e interne.

L’analisi per cluster dei giovani NEET evidenzia una marcata eterogeneità tra quelli metropolitani, denominati “ancora in gioco”, e quelli delle aree interne, “per ora in pausa”. I primi sono attivamente coinvolti nell’economia informale, attraverso attività come la compravendita online e lavori in nero, mantenendo una certa indipendenza economica. Essi mostrano inoltre un’elevata auto-attivazione sociale e politica. Al contrario, i NEET delle aree interne partecipano meno all’economia informale e alle attività sociali e politiche, un divario attribuibile alle limitate opportunità lavorative e alla carenza di reti di supporto.

Queste differenze si riflettono anche nelle motivazioni e negli approcci al lavoro: i NEET “ancora in gioco” valorizzano maggiormente le proprie competenze, mentre quelli delle aree interne manifestano fatalismo e dipendenza da fattori esterni. La ricerca evidenzia inoltre una tendenza tra i giovani NEET a sacrificare i propri diritti lavorativi pur di trovare occupazione, specialmente tra quelli delle aree interne.

Questi processi di socializzazione al lavoro, segnati da contraddizioni e sfide, erodono la fiducia dei giovani NEET nelle proprie capacità e nelle istituzioni. A livello politico e pubblico, è cruciale riconoscere che tali situazioni di stallo non derivano dalla passività individuale, ma da processi sociali e culturali più ampi legati alle dinamiche del mercato del lavoro. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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