

SPECIALE – Ci sono luoghi che a Viterbo, quando settembre si fa vicino e l’aria comincia a tirarsi addosso quell’inconfondibile densità fatta di attesa, fede e adrenalina, diventano qualcosa di più di un semplice bar. Diventano epicentri. Punti di accumulazione dell’anima cittadina.Il Red Rose di Porta Roma è esattamente questo.
Un bar baluardo, posizionato nel punto zero, con uno spettacolare e unico affaccio su quella struttura di luce e tralicci che tra poche ore prenderà il volo tra i tetti del centro storico. Ed è proprio qui, tra un caffè tirato al volo, un campari e il brusio ritmato del popolo di Santa Rosa che si prepara alla Notte delle Notti, che in queste ore abbiamo visto qualcosa di straordinario.
Un’intuizione geniale, di quelle che sanno raccontare una comunità meglio di mille editoriali o solenni discorsi da palco. Parliamo dei “Veterbe Pop”: action figure pensate, disegnate e realizzate al cento per cento in terra etrusca. Un’operazione di pura resistenza ironica e pop-culturale, nata dall’ingegno viterbese e stampata in 3D tra le nostre mura, capace di condensare l’immaginario, i vizi, le virtù e i simboli della città dentro scatole da collezionismo.
I personaggi? Uno spettacolo puro. C’è immancabile “la sinnaca”, pronta a farsi strada tra delibere e spazzatrici; c’è “il leone”, fiero e solenne con la zampa ben piantata sul globo di Faul a difendere la memoria di ciò che siamo stati. E poi le figure del Sacro e del Profano che qui, all’ombra dei campanili, convivono da sempre con disarmante naturalezza: una dolcissima e immancabile “Rosina” e il mitico “Facchino”, eroe di muscoli, guscio e cuore a cui tra poco la città affiderà le proprie preghiere e le proprie spalle. Non poteva mancare la bellezza leggendaria, incarnata dalla “Bella Galiana”, e un tocco di cruda contemporaneità: “il cinghiale”, animale simbolo della Tuscia selvatica che ormai si muove a proprio agio tra le vie cittadine quasi fosse un residente qualunque.
Ma il vero capolavoro, la chicca che fa esplodere il sorriso di chiunque si avvicini al bancone, sta nella celebrazione dei padroni di casa. Pardon, di bar. Nelle loro scatole personalizzate, come vere star di una saga viterbese contemporanea, spiccano “Gianluchino il Tabbacchino” e “L’Arianna del Red Rose”. Custodi del tempio di Porta Roma, coordinatori di sorrisi e caffeina nei giorni più caldi dell’anno. È una piccola, meravigliosa operazione pop. Un modo per dirci chi siamo, per ridere di noi stessi e per portarsi a casa un pezzetto di viterbesità condensata in pochi centimetri di resina e creatività.
Passate al Red Rose, date un’occhiata alle scatole e sceglierete il vostro personaggio. Perché a Viterbo, tra il mito degli Etruschi, il miracolo di Rosa e il quotidiano che corre, alla fine siamo tutti parte della stessa bellissima commedia. E da oggi abbiamo pure le nostre action figure.


















