
Il voto del 5 giugno è ormai archiviato e in queste ore si susseguono le analisi, le interpretazioni, le letture forzate. Un classicone del gioco della politica. Gli spunti a nostro avviso più rilevanti sono essenzialmente questi: i big non cambiano l’esito del voto; c’è un nuovo gruppo di giovani che spinge e inizia a farsi sentire e infine l’anomalia della logica dell’amico-nemico messa in campo dai Moderati e Riformisti.
Pensate a Nicola Zingaretti, potente governatore del Lazio, che si scomoda nella Tuscia per fare tappa a Montefiascone e a Orte. Con il senno di poi poteva risparmiare la benzina. Ma per Cimarello si sono scomodati anche i big locali: Giuseppe Fioroni ed Enrico Panunzi. E anche questo non è servito. La domanda da farsi è dunque: è forse cambiato il clima e “i forti” non sono più forti come si reputa? Vale la pena spenderci qualche minuto di riflessione.
I giovani, altra storia. Diversi di loro hanno sfondato, facendo apparire molto pallide le vecchie guardie. Certo non basta il dato anagrafico, ma non essere logori e logorati da tanti anni di bollitura nel calderone della politica locale sembra destinato a consolidarsi come valore presso l’elettorato.
Veniamo quindi ai Mo.Ri, questo straordinario soggetto politico made in Tuscia che magari domani fiorirà anche in altre parti del BelPaese. Sono i portatori della logica “dell’amico-nemico”. In alcuni comuni insieme al Pd e in altri insieme al centrodestra. Nella sostanza qualcosa di ben diverso da quello che avevano lasciato a intendere nel giorno del loro battesimo. Ci si doveva aspettare infatti la presenza di liste “more” nei 21 comuni della Tuscia al rinnovo. Questo non si è visto. Qualche candidato dentro le civiche di centrodestra in alcune parti e qualche candidato dentro le liste di centrosinistra da altre.
Di chi sono “amici” i Mori? Del centrodestra? Del centrosinistra? Questo nella politica italiana non è mai stato un problema e c’è chi ha fatto una fortuna ritagliandosi il ruolo di ago della bilancia. Quanto poi questo sia stato sano per lo sviluppo e le prospettive del Paese lo lasciamo valutare ai lettori.
Però in tempi di bipolarismo, oggi tripolarismo con l’avvento dei Cinque Stelle, ha ancora un senso collocarsi sullo scacchiere portandosi addosso la logica dell’amico-nemico? Forse rischia di portare guai agli stessi che si sono messi in questa avventura. Basterebbe infatti un po’ di prospettiva politica da parte dei blocchi più grandi per stroncare questo stare con il piede in due scarpe. Come? Rifiutare di stringere la mano con quello che nel comune accanto è lì pronto a darti lo schiaffo. Anche perché quando volano davvero gli schiaffi, e questa è legge di strada a cui ha fatto eccezione solo Davide, difficilmente i piccoli riescono a vincere.
Diciamo che succede solo quando i grandi sono un po’ “fregnoni”. Altrimenti sarebbe facile stabilire una pax romana.
P.s. Non è nostra intenzione criticare i Mo.Ri che hanno piena dignità politica e possono contribuire al buon governo della Tuscia. Quello su cui ci permettiamo di aprire una riflessione è la logica dell’amico-nemico, utile solo a generare confusione e frammentazione nel quadro politico generale. Ma questa è solo un’opinione.


















