
ASSISI – Tutto il mondo si sta recando, in questi giorni, ad Assisi per pregare davanti ai resti mortali di Francesco. A 800 anni dalla morte la città umbra rivive una centralità internazionale importante.
Il santo di Assisi, che diede tanto scandalo per le sue scelte radicali e seppe riattualizzare il Vangelo di Cristo, è vivo nella memoria e nella mente del mondo. Non soltanto dei fedeli. La Tuscia ha molti legami con la storia di Francesco, da vivo e da morto.
Forse quello che è l’ultimo capitolo di questi intrecci è bene ricordato da un’opera, una statua. A portarla al mondo l’artista viterbese Roberto Joppolo nel 1984. Si trova oggi nella piazza della Chiesa Nuova d’Assisi. La chiesa nata nel luogo dove, secondo la tradizione, visse con i genitori Francesco. E raffigura proprio il padre Pietro di Bernardone e la madre Pica. Monna Pica tiene in mano una catena e Pietro di Bernardone sorregge sul braccio vesti e panni, in riferimento all’episodio della reclusione di Francesco in casa e della successiva liberazione a opera della madre.
Al lato della Chiesa Nuova, percorrendo uno stretto vicolo, si giunge all’Oratorio di San Francesco Piccolino, ambiente coperto da una volta che conserva tracce di affreschi del secolo XIV. Secondo la tradizione, richiamata dall’iscrizione sull’arco del portale di ingresso, sarebbe questo il luogo in cui monna Pica, madre di Francesco, avrebbe dato alla luce il figlio, in diretta connessione con la sua identificazione quale alter Christus: “Questo oratorio fu la stalla di un bue e di un asino. In esso è nato il beato Francesco, specchio del mondo”.



















