
EDITORIALE – Nel 2022 una due giorni in quel di Civita Castellana. Nel 2023 a Soriano nel Cimino. Nel 2024 era stato scelto il Vetrallese e per questo 2025 il tradizionale “raduno spirituale” dei frontiniani sarà sul litorale. Le bocche sono ancora cucite ma i rumors di palazzo dicono di puntare la bussola su Tarquinia. Le date buone dovrebbero essere quelle di venerdì 3 e sabato 4 ottobre, che poi è pure il giorno di San Francesco.
Al giro di ogni anno, subito dopo Santa Rosa, i civici hanno l’abitudine di stare insieme per due giorni in una full immersion che serve per sincronizzare gli ingranaggi, guardarsi negli occhi, discutere e fare sintesi. La squadra di tutto sommato perfetti sconosciuti, salita al soglio dei Priori nell’estate 2022, oggi è un gruppo di governo reale della città. Quando si apre l’argomento politico nelle piazze viterbesi ormai trovi sempre questo ragionamento: “Abbiamo avuto assessori alla Cultura migliori? E’ peggio di quelli di prima?”. Ma questo vale su Antoniozzi come su diversi altri.
I civici vanno in ritiro, forse per la prima volta, con una consapevolezza di avercela in qualche modo fatta. Hanno retto botta, hanno navigato turandosi le orecchie con la cera e legandosi al palo maestro (leggasi Chiara Frontini) della nave, resistendo a lusinghe, cattivi consiglieri, manipolatori della realtà e istigatori del dubbio. Scappati di casa? Avremmo qualche problema di vergogna a chiamare così uno come Emanuele Aronne, ma anche Rosanna Giliberto o figure come il presidente Marco Ciorba, Paolo Moricoli o Marco Nunzi.
I “frontiniani” hanno scaricato sulla città una montagna di lavori e di soldi. Lo dicono i fatti. Hanno fatto tutto bene? Ovviamente no ma hanno fatto con capacità. Lasciamo a loro fare gli elenchetti, se vorranno assumere questo stile.
Il 2027 (data delle nuove elezioni) è un porto vicino e più che della rotta della città forse è arrivato il tempo per i civici di ragionare sulla rotta che vorranno prendere loro. A fine mandato, ormai è chiaro, arriveranno con un numero importante di opere concluse e nastri tagliati. E credono talmente tanto, anche politicamente, nel valore di quel lavoro che hanno fatto una cosa mai vista prima: hanno asfaltato le strade a due anni dal voto. Tradizione politica del Comune di Viterbo (ma vale da parecchie parti) è che le asfaltature si fanno, magari anche di notte, ma a pochi mesi dalle urne. Così il “popolo” se lo ricorda chi gli ha asfaltato le strade. Questi invece, non sappiamo se per inesperienza o per fede in altre azioni, hanno asfaltato prima. Come se non gli interessasse di “drogare” la bilancia del consenso col catrame. Bizzarrie civiche.
Tante cose sono cambiate da quel 2022. I civici ora non stanno più solo a Palazzo dei Priori, dove hanno democraticamente vinto. Governano anche in Provincia, a Palazzo Gentili, dove hanno eletto due uomini (in realtà un uomo e una donna). Il fatto non è banale, anzi. I civici governano Viterbo, motivo per cui sono nati, ma fanno anche politica su uno scacchiere più complesso. Effettivamente c’è stata una crescita e ogni crescita determina un cambiamento.
Che sarà del movimento in questa nuova fase che si apre? Che movimento sarà? Quale la strategia da adottare? Ci troviamo davanti al meeting dei civici in cui più dei precedenti la cosa importante sarà, per i partecipanti, guardarsi negli occhi. Scrutando il movimento fondato da Frontini, ormai diversi anni fa, sembra di assistere a un soggetto in un momento fortemente complesso e critico. Un po’ come quando hai un’età per cui non sei più un bambino ma non sei neanche un uomo e per non morire e per andare avanti l’individuo è chiamato, in qualche modo, a uccidere il bambino che era per rinascere e proseguire. Auguri.


















