I droni, i paracadutisti e lo sguardo del Quirinale: la Tuscia capitale della difesa con l’esercitazione "Aegis 26" a Monte Romano (le foto)
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L’esercitazione “Aegis 26” ha mobilitato oltre 850 militari, trasformando la vasta area del poligono in un laboratorio a cielo aperto dove l’addestramento tradizionale si è fuso con le più moderne innovazioni tecnologiche.

MONTE ROMANO – (Foto Ezio Cairoli) C’è un rimbombo che scuote le colline e attraversa i secoli, passando dai silenzi etruschi al futuro ipertecnologico della difesa nazionale. La Tuscia, ancora una volta, si ritrova al centro della grande scena istituzionale e strategica del Paese. Questo giovedì 17 settembre, il poligono militare di Monte Romano ha spalancato i suoi cancelli per ospitare una delle manovre addestrative più imponenti e avanzate dell’Esercito Italiano: l’esercitazione “Aegis 26”.

Un banco di prova di straordinario rilievo che ha richiamato nel cuore del comprensorio militare viterbese le massime cariche dello Stato. A osservare da vicino l’addestramento sul campo c’era infatti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affiancato dal ministro della Difesa Guido Crosetto e da una nutrita cornice di autorità civili e militari giunte da ogni dove per testimoniare l’importanza strategica dell’appuntamento. T

Ma al di là del protocollo e del lustro istituzionale, a catturare l’attenzione è stata la straordinaria macchina da guerra e di pace scesa in campo. L’esercitazione “Aegis 26” ha mobilitato oltre 850 militari, trasformando la vasta area del poligono in un laboratorio a cielo aperto dove l’addestramento tradizionale si è fuso con le più moderne innovazioni tecnologiche.

Fari puntati, in particolare, sull’impiego tattico dei droni — inclusi sistemi avanzati sviluppati direttamente in ambito militare — utilizzati per la ricognizione millimetrica e la neutralizzazione di postazioni ostili. Uno scenario da teatro operativo contemporaneo, dove i velivoli senza pilota hanno operato in perfetta sincronia con le azioni coordinate di mezzi corazzati pesanti, artiglieria di precisione e lanci di paracadutisti. Una dimostrazione di forza, efficienza e interoperabilità che ha messo in luce l’altissimo livello di preparazione dei reparti dell’Esercito.

Per Monte Romano e per l’intera provincia di Viterbo, la giornata di questo 17 settembre 2026 si iscrive a pieno titolo tra quelle destinate a lasciare il segno. La Tuscia si conferma così non solo terra di bellezza e di storia, ma anche crocevia nevralgico della sicurezza nazionale e della modernizzazione tecnologica delle nostre Forze Armate, sotto lo sguardo attento e autorevole del Capo dello Stato.

 

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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