I cittadini prima della città, i cittadini per fare una grande città
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EDITORIALE - Viene prima l'uovo o la gallina? Una città o i suoi cittadini? Siamo intortati a questo livello di riflessione, da decenni in pratica. L'opinione pubblica è deviata e viziata in una lettura accomodante: le cose non vanno perché la classe dirigente è inadeguata. 

EDITORIALE – Viene prima l’uovo o la gallina? Una città o i suoi cittadini? Siamo intortati a questo livello di riflessione, da decenni in pratica. L’opinione pubblica è deviata e viziata in una lettura accomodante: le cose non vanno perché la classe dirigente è inadeguata. 

Sicuramente è anche vero, non vogliamo dire di no. Riteniamo allo stesso tempo che sia un punto morto della riflessione sui mali di ogni centro urbano e, per quello che ci interessa, del comune capoluogo del Viterbese. “Ognuno ha il governo che si merita”, ci sembra possa funzionare da sintesi perfetta. Volendo parafrasare un po’ la celebre frase di Joseph De Maistre. E Viterbo e i viterbesi sembrano proprio meritarsi quanto c’è. Si merita e si meritano i politici che ci sono, i dirigenti comunali attuali e anche i cittadini dalla lamentela sciolta e dalla poca voglia di “dare di più”. Per parafrasare questa volta Morandi-Ruggeri-Tozzi. 

Il carattere dominante è l’apatia, la non curanza, il lasciare correre, il non mischiarsi per non toccare sensibilità che potrebbero poi creare problemi. In tutto questo affonda la città dei papi, ferma su se stessa e addormentata in una notte che somiglia molto a una lenta eutanasia. 

Tutti dentro, attenti e scrupolosi osservatori di dita. E non servirebbe essere Keplero per capire che oltre quel pezzetto di carne e osso c’è la luna. La vicenda del verde che è fuori controllo ha prodotto la cosa più scontata: la defenestrazione di Contardo. Perché ha fatto male? Beh l’erba c’è davvero ma è stato defenestrato per altre ragioni, da cercare probabilmente oltre al dito e quindi sulla luna. E a proposito di dito nessuno ha pensato che se il verde non funziona qualche colpa la dovranno avere pure a livello amministrativo. Qualcuno si è chiesto se il dirigente fa lavorare bene l’assessorato? L’erba è alta, ci risulta. 

Intorno a tutto questo ruotano i cittadini, satelliti gravitanti intorno al nulla. Non tutti è vero e un grande grazie va a realtà tipo Viterbo Clean Up che mette le mani dove gli altri (pagati) faticano a posare gli occhi. E qui mi viene in mente mio nonno e il suo: “Se le mani avessero paura come gli occhi non farebbero mai nulla”. 

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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