
EDITORIALE – Servono mattoni ma adesso abbiamo il tempo di impastarli e cuocerli. Prima di costruire è necessario preparare e ora ci troviamo tra le mani quanto ci è in qualche modo mancato fino a un mese fa: il tempo.
Quella che stiamo vivendo è una Pasqua straordinaria. L’isolamento impedirà all’onda farneticante che dirigeva le nostre vite di arrivare. La sofferenza delle restrizioni, le preoccupazioni per le nostre attività lavorative, per la salute dei nostri cari è luce nella caverna. Possiamo farci accecare da questo e rimanerne disorientati, possiamo attraversarlo e viverlo fino in fondo e rinascere.
Homo homini deus. L’uomo è dio per l’altro uomo. Lo vediamo ogni giorno nei telegiornali, nei programmi di approfondimento. I medici danno la vita per salvare i pazienti. Piangono, si commuovono, si accasciano a terra disperati quando le cose non girano per il verso sperato. I pazienti sorridono ai medici, gli scrivono per ringraziali, si inchinano a mani giunte quando salutano guariti per tornare a casa.
I carabinieri vanno nelle case degli anziani e consegnano le pensioni. La polizia è in strada a verificare che tutto funzioni. Le cassiere e i cassieri ci passano la spesa al supermercato e tra un prodotto e l’altro ci mettono una battuta sulle mascherine. Tanti sono in casa per evitare d’ammalarsi, altri per non contagiare gli altri. E’ un momento alto. Ne abbiamo il polso dai commenti anche sui social. Le fake news e i loro “spargitori” vengono stroncate. Le critiche strumentali dei soliti “insugatori di popolo” messe a tacere. L’emozione, la voglia che prevale è quella della lucidità e della concretezza. C’è voglia di fare, di lasciarsi alle spalle i tempi delle divisioni e contrapposizioni.
L’idea di poter avere di più predando l’altro, l’homo homini lupus di Hobbes, sembra tramontare. La fortuna propria sulla rovina altrui sembra essere diventata una fiamma in scarsità d’ossigeno. Con questo clima siamo nei giorni della Pasqua. Ci siamo da credenti, da atei. Non importa. Il substrato emotivo intorno e dentro noi è stato modellato dalla crisi che ci ha sommerso.
Rinascimento è una delle parole più rispolverate. E dentro quel concetto c’è tutto: la fiducia, la bellezza, la primavera, la santità della vita umana. Una santità oltre che religiosa potremmo dire filosofica, universale. E se l’uomo torna al centro allora c’è l’Umanesimo su cui è possibile edificare un nuovo Rinascimento.
In questi giorni ho avuto modo di parlare con decine di persone. Diverse tra loro per tanti caratteri, tutte unite dallo stesso spirito di speranza. Non un ottimismo ingenuo ma armato di grande consapevolezza degli sforzi che saranno necessari. Al tempo stesso sorridente e concreto perché è lo sforzo la strada per arrivare alle cose che sono importanti. Non c’è bisogno di negatività, di critica pelosa e polemica, di fakenews e di “insugatori” di popolo. Non c’è il bisogno e non c’è neanche lo spazio per tutte queste cose.
L’uomo è dio per l’altro uomo sembra essere il nuovo perno intorno a cui iniziano a gravitare i pensieri del tempo storico che si sta schiudendo. Una vera e propria Pasqua, anche per chi non è nel messaggio religioso ma è parte di un’umanità profonda e capace di riconoscere il vero della vita. Auguriamo a tutti giorni sereni, di riflessione e preparazione a una grande fatica che ci darà frutti importanti. La Fune continuerà ad accompagnare le vostre giornate anche a Pasqua e per il Lunedì dell’Angelo con una serie di storie del territorio.


















