


EDITORIALE – Non rimanere invischiati in niente. No nelle barriere sociali, non in quelle culturali, no nei “pare brutto” e neanche nel conformismo del “così si è sempre fatto”. Guardare oltre per essere oltre. Questo concetto è l’augurio di buona Pasqua che rivolgiamo a tutti i lettori de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi.
Lo rivolgiamo ai lettori, che sono diventati numerosi e costanti. Lo rivolgiamo alle imprese e realtà del territorio, che su questo giornale investono e che ai nostri lettori proponiamo ogni giorno, ricordando e dicendo che sono attività di grande qualità. Quest’anno il nostro augurio arriva all’interno di un Domenicale, a cui abbiamo lavorato da tempo e che ogni fine settimana accompagna i nostri lettori. Quello che Pietro Giordano ha, a sua volta, voluto regalare a tutti è uno speciale su una figura luminosa del territorio: Bonaventura Tecchi.
La luce, è il caso di dire “di rinascita”, che ha oggi Civita di Bagnoregio poggia su solide basi proprio costruite da Tecchi. Costruite, come racconta bene Giordano, radicandosi nel territorio ma guardando oltre. Così arriviamo agli auguri di Pasqua. Perché cosa devono essere davvero questi auguri se non l’invito che rivolgiamo ad andare oltre? E cosa è la Pasqua se non la prova che è possibile “andare oltre”? Addirittura oltre il dolore più atroce della crocifissione. Oltre lo scherno, la derisione, il tradimento. Fino a vincere l’apparentemente invincibile morte.
Ma proprio sulla Pasqua vogliamo condividere una riflessione, perché consapevoli che per troppi secoli si sia fatto umanamente troppo bene “il capitolo” del triduo e un po’ più di corsa il dopo. Un po’ come accade con il programma scolastico. E invece riteniamo che sia importante, per fare Pasqua, guardare attentamente al dopo. L’esempio del Cristo è sì nell’esperienza della Croce ma questa, che rischia di essere umanamente molto attraente, non deve diventare il centro. Il centro crediamo vada spostato nel Gesù risorto, nel Cristo che torna a camminare e a salutare gli apostoli in Galilea.
Guardare la croce e cercare di capirla non è la Pasqua. La Pasqua è il Cristo che cammina in Galilea, che parla dopo la morte, superata la morte. Auguriamo a tutti di essere ogni giorno quel Cristo là. Quello gioioso, bello, rinato perché risorto. Auguriamo a tutti di portare la Pasqua del Risorto nel cuore. E dentro questo spirito il nostro regalo di Pasqua è questo domenicale su Bonaventura Tecchi. Uomo capace, a suo modo, di costruire rinascita, di camminare nella luce dell’opportunità senza ripiegarsi nel buio di confortanti sconforti tanto cari alla mentalità che troppo spesso osserviamo nel Viterbese. Vi auguriamo buona Pasqua e una vita da risorti.

















