Granelli (FDI): turismo a Viterbo possibile ma vanno coinvolte le strutture ricettive
Giulia Maria Granelli
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Negli ultimi giorni di campagna elettorale vari aspiranti sindaci e consiglieri si sono accorti della centralità della tematica del turismo per lo sviluppo di Viterbo. “Finalmente!” verrebbe da dire. Peccato che le loro proposte dimostrino che riguardo all’argomento molti hanno la competenza di chi si limita a sfogliare patinate riviste di viaggio, avanzando promesse che sono semplicemente irrealizzabili nella complessa realtà viterbese, spesso per via dei vincoli giustamente posti dalle Belle Arti.

Giulia Maria Granelli, candidata al consiglio comunale per Fratelli d’Italia e impegnata personalmente nella guida di una struttura ricettiva in centro, chiude la sua campagna elettorale facendo il punto della situazione sul turismo a Viterbo, con uno sguardo critico sul modo in cui è stato affrontato il tema negli ultimi giorni.

«Negli ultimi giorni di campagna elettorale vari aspiranti sindaci e consiglieri si sono accorti della centralità della tematica del turismo per lo sviluppo di Viterbo. “Finalmente!” verrebbe da dire. Peccato che le loro proposte dimostrino che riguardo all’argomento molti hanno la competenza di chi si limita a sfogliare patinate riviste di viaggio, avanzando promesse che sono semplicemente irrealizzabili nella complessa realtà viterbese, spesso per via dei vincoli giustamente posti dalle Belle Arti. Altri invece si presentano quali salvatori della patria, persino inventori del turismo stesso. Come se a Viterbo non ci fossero operatori e imprenditori del settore che da anni e anni lavorano quotidianamente con impegno e competenza, spesso scontrandosi contro il muro di gomma dell’indifferenza delle istituzioni. Questo, di certo, è quanto è avvenuto con la scorsa amministrazione, i cui esponenti si presentano divisi in tre schieramenti alle elezioni di domenica prossima. Basti vedere la vicenda della tassa di soggiorno, che il comune riceve dai turisti tramite le strutture ricettive: chi lavora nel comparto turistico, e avrebbe potuto fornire suggerimenti con cognizione di causa, non è mai stato coinvolto nelle scelte sull’impiego delle risorse.

Da giovane imprenditrice del ramo turistico credo sia inutile ragionare di questi temi se non si parte dall’istituzione di un assessorato che sia specificamente dedicato al turismo, fornito di fondi adeguati a una efficace programmazione, che dovrà basarsi su interventi incisivi, concreti e attuabili. Una reale politica attiva del turismo va concepita come fornitura di servizi per il visitatore, dotando innanzitutto il comune di un sito attraverso il quale sia possibile essere aggiornati sugli eventi, prenotare un soggiorno in una struttura autorizzata, acquistare il biglietto di un museo o di una mostra. Si dovrà, inoltre, allargare l’offerta, inserendo la città in circuiti che ora la vedono esclusa o coinvolta marginalmente. Si pensi alle opportunità di cui Viterbo potrebbe beneficiare nel campo in ascesa del turismo sacro se si valorizzassero realmente il brand di “Città dei Papi” e la posizione strategica tra Roma e l’Umbria, adottando le innovazioni tecnologiche applicate ai beni culturali (cartelli con codice qr, sistemi di realtà aumentata, interfacce interattive).

Parlare di turismo come volano per lo sviluppo economico di Viterbo, però, non ha senso se non si comprende che le iniziative devono essere concepite all’interno di un ambito di azione più vasto. Pensiamo, ad esempio, al caso di San Pellegrino. Il gioiello medievale della nostra città è un quartiere lasciato a se stesso, che rischia di essere una scatola vuota, priva di botteghe artigiane e di negozi, percorsa da turisti che non ricevono alcuna indicazione su ciò che stanno vedendo. Un’amministrazione attenta dovrebbe istituire un infopoint con uno staff multilingue che accolga i viaggiatori, fornisca loro materiale e informazioni, agevolando la visita a quelle meravigliose vie. Ma dovrebbe anche favorire l’apertura di attività, snellendo le pratiche burocratiche e concedendo reali e importanti agevolazioni e sgravi fiscali ai giovani che intendono dedicarsi al commercio. Ciò, non soltanto arricchirebbe l’esperienza del turista e garantirebbe più occupazione, ma premierebbe anche lo sforzo di chi già oggi lavora nella zona.

Se ho accettato di candidarmi al consiglio comunale è perché credo fermamente che si possa rimettere in moto Viterbo e creare un circolo virtuoso di cui possa beneficiare l’intera città solo se si applica una nuova idea di turismo. Perché ciò avvenga non servono la sapienza esoterica di qualche santone, né l’improvvisazione di un inesperto, ma la competenza e la consapevolezza di coloro, ogni giorno e da tempo, operano nel settore con impegno e professionalità gestendo con oculatezza le proprie risorse.»

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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