
VITERBO – San Pellegrino in Fiore 2024 (1 -5 maggio) si preannuncia come una vera e propria bomba. Per la prima volta, dalla nascita dell’evento, la manifestazione è organizzata direttamente dal Comune.
Dopo un anno di pausa, per cui venne giustamente pesantemente criticato l’assessore Silvio Franco, potrebbe arrivare il riscatto. Palazzo dei Priori ha infatti operato una vera e propria rivoluzione copernicana e tutti sono curiosi di capire e vedere che frutti sarà in grado di dare.
Il marchio dell’iniziativa è stato acquistato all’Ente Autonomo e oggi la città di Viterbo è proprietaria del brand. Poi l’attuale amministrazione ha deciso di agire sui contenuti, puntando sulla qualità. Per questo è stato indetto un concorso d’idee, la cui partecipazione è stata circoscritta a tecnici del paesaggio.
Tutto questo ha portato alla vittoria di un gruppo di professionisti su cui vengono riposte grandi aspettative. Non solo per la presenza in team di Raffaele Ascenzi, che alla città di Viterbo ha già dimostrato di sapere regalare emozioni con la Macchina di Santa Rosa, ma anche per la validità professionale degli altri membri della squadra: Andrea Rodolico, Federico Ciatti, Francesco Moretti, Marco Porcorossi, Alessandro e per la consulenza “floreale” Ferdinando Sciarrini.
Un dream team che dovrà sorprendere, per una prima edizione che porta in sé il carico di aspettative del cambiamento di rotta.
Le dichiarazioni della sindaca Frontini
“Sarà la prima volta che San Pellegrino in Fiore viene organizzato direttamente dal Comune e non dall’Ente autonomo, dopo averne acquisito il marchio. È un evento importante per la nostra città, e per questo abbiamo voluto mettere insieme tutte le istituzioni cittadine, Provincia, Università, Camera di Commercio e Fondazione Carivit, e organizzare un concorso di idee che desse una lettura culturale, architettonica e storica agli allestimenti – così la sindaca Chiara Frontini -.
Lo abbiamo voluto ispirato all’identità cittadina, che fonderà anche i pilastri della Candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033. Un concorso vinto dal team di architetti guidati da Raffaele Ascenzi, che in questi giorni sta lavorando duramente per la riuscita della manifestazione”.
Il messaggio del team guidato da Ascenzi
Il concept di quello che i viterbesi andranno a vedere viene riassunto così da chi ha realizzato il progetto: “Il cuore del centro storico di Viterbo fonda prevalentemente la sua immagine architettonica ed urbanistica su quell’ impianto medievale che ancora oggi definisce un “paesaggio urbano” in cui il rapporto tra la pietra degli edifici ed il verde si carica di suggestioni ed epifanie soprattutto da un punto di vista simbolico.
Se è vero infatti che la città nasce per dare riparo all’ uomo dai pericoli di una natura “selvaggia” e “maligna” è altrettanto vero che una delle più formidabili espressioni della natura stessa, ovvero le piante, sono state per l’uomo strumento capace di farlo progredire e migliorare sotto i più svariati aspetti e campi che spaziano dall’ uso meramente scientifico e funzionale delle stesse fino ad arrivare ad un approccio più artistico e poetico che ancora oggi definisce il nostro immaginario collettivo.
Esempio di quanto detto sono le architetture del Medioevo che, come sostiene Victor Hugo nel capitolo “Questo ucciderà quello” all’interno del capolavoro letterario “Notre Dame di Parigi” del 1831, sono state “…fino al quindicesimo secolo, il principale registro dell’umanità…” e che “…non apparve nel mondo un pensiero un po’ complesso che non si sia fatto edificio…” e che “… il genere umano…non l’abbia scritto in pietra.”
Non fuggono pertanto da questa scrittura su pietra i fiori e le piante che nel Medioevo acquisiscono nelle architetture una forte connotazione stilistica, formale, decorativa e soprattutto simbolica a definizione di un testo che, seppur ermetico, è ancora oggi aperto a tutti.
Nelle architetture della Città di Viterbo, capitelli, colonne tortili, modanature, trabeazioni e pavimenti trasudano di geometrie e forme prese in prestito dal mondo dei fiori e delle piante”.

















