
VITERBO – “A Viterbo da venti anni esiste il Centro Antiviolenza Erinna. Non è un centro istituzionale, ma le donne hanno un luogo dove approdare.
Continuare a dichiarare che Viterbo è priva di un Centro Antiviolenza
significa andare contro la Convenzione di Istanbul, la stessa Legge
regionale e, soprattutto, vuol dire danneggiare chi è in difficoltà.
La Regione Lazio è invitata a correggere le sue dichiarazioni perché
continuano a minare la determinazione di donne che potrebbero
rivolgersi al Centro, nonché a disconoscere e svalorizzare la lunga
storia di un gruppo di donne che ha creato cultura e consapevolezza,
rispetto alla violenza di genere, nel territorio che abita”.
Con questo testo la “guerra dei centri antiviolenza” in provincia di Viterbo è apparecchiata. Quello che abbiamo riportato fedelmente è il testo di un’email che l’associazione Erinna, realtà molto nota e molto attiva sul fronte del contrasto della violenza di genere, sta inviando in queste ore ai propri contatti. Lo fa con una richiesta speciale: “Inondate le caselle email della Regione Lazio e sostenete la nostra realtà”.
A corredo dell’invito-appello gli indirizzi email dei consiglieri regionali del territorio: Enrico Panunzi e Silvia Blasi, ma anche dell’assessore alle Politiche Sociali Troncarelli e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
La vicenda è destinata a esplodere nella cronaca locale, dove la Regione sembra intenzionata a dare vita a un centro antiviolenza istituzionale. La questione sembra essere: che ne sarà di Erinna? Ma soprattutto che ne sarà del know how e della rete che questo gruppo di donne è riuscita a costruire in venti anni? Il tema è fortissimo, soprattutto considerando l’importanza della questione di fondo: la violenza sulle donne.


















