"Giù le mani da Erinna", l'associazione chiede un fiume di email verso la Regione Lazio a sostegno del primo centro antiviolenza sulle donne della Tuscia
Erinna Anna Maghi
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VITERBO - VITERBO - "A Viterbo da venti anni esiste il Centro Antiviolenza Erinna. Non è un centro istituzionale, ma le donne hanno un luogo dove approdare", così l'associazione Erinna.

VITERBO – “A Viterbo da venti anni esiste il Centro Antiviolenza Erinna. Non è un centro istituzionale, ma le donne hanno un luogo dove approdare. 

Continuare a dichiarare che Viterbo è priva di un Centro Antiviolenza
significa andare contro la Convenzione di Istanbul, la stessa Legge
regionale e, soprattutto, vuol dire danneggiare chi è in difficoltà.

La Regione Lazio è invitata a correggere le sue dichiarazioni perché
continuano a minare la determinazione di donne che potrebbero
rivolgersi al Centro, nonché a disconoscere e svalorizzare la lunga
storia di un gruppo di donne che ha creato cultura e consapevolezza,
rispetto alla violenza di genere, nel territorio che abita”.

Con questo testo la “guerra dei centri antiviolenza” in provincia di Viterbo è apparecchiata. Quello che abbiamo riportato fedelmente è il testo di un’email che l’associazione Erinna, realtà molto nota e molto attiva sul fronte del contrasto della violenza di genere, sta inviando in queste ore ai propri contatti. Lo fa con una richiesta speciale: “Inondate le caselle email della Regione Lazio e sostenete la nostra realtà”.

A corredo dell’invito-appello gli indirizzi email dei consiglieri regionali del territorio: Enrico Panunzi e Silvia Blasi, ma anche dell’assessore alle Politiche Sociali Troncarelli e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. 

La vicenda è destinata a esplodere nella cronaca locale, dove la Regione sembra intenzionata a dare vita a un centro antiviolenza istituzionale. La questione sembra essere: che ne sarà di Erinna? Ma soprattutto che ne sarà del know how e della rete che questo gruppo di donne è riuscita a costruire in venti anni? Il tema è fortissimo, soprattutto considerando l’importanza della questione di fondo: la violenza sulle donne. 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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