Giro milionario di false operazioni e riciclaggio di denaro tra Roma e Viterbo: scambi di valigie con dentro anche un milione di euro e rapporti con le 'ndrine calabresi. Tra "i capi" noto consulente del lavoro viterbese
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L’impianto accusatorio descrive una filiera economico-criminale integrata, in cui la frode fiscale alimentava il riciclaggio internazionale e viceversa, generando profitti milionari in un intreccio di imprese, prestanome e trasferimenti occulti. 

VITERBO – Una struttura criminale a doppio livello, attiva tra Roma e Viterbo con sponda “per il lavaggio” del denaro in Cina, è stata scoperta da un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma. Da un lato un circuito di frode fiscale e dall’altro un sistema di riciclaggio internazionale. Tra “i capi” un noto consulente del lavoro viterbese.

123 indagati per reati fiscali, 93 milioni di euro sotto sequestro. Fulcro del sistema scoperto dalla Guardia di Finanza di Roma (Gico, Nucleo di polizia economico-finanziaria e 3° Nucleo metropolitano) e di Viterbo, secondo gli investigatori, un professionista, già arrestato nel 2024 come presunto contabile dei clan di Tor Bella Monaca.

Nei suoi confronti vengono contestate operazioni economiche e finanziarie legate a una società di padel, ritenuta strumento per reimpiegare fondi di provenienza illecita. In concorso con lui altre due persone, insieme avrebbero gestito intestazioni fittizie di quote societarie, contratti d’affitto simulati e bonifici per centinaia di migliaia di euro verso imprese compiacenti, dissimulando i flussi con causali come “sponsorizzazione” o “saldo fattura”.

Milioni di euro in movimento, tramite operazioni fittizie, con lo scopo di riciclare denaro e giustificarne la provenienza. Poi c’è il secondo filone dell’inchiesta, che coinvolge anche cittadini cinesi, ritenuto appartenenti a un’organizzazione criminale, che risulterebbe denominata “Lao Wang–Chen–Pan”, e che avrebbe gestito un centro clandestino di raccolta e consegna di denaro nel quartiere Esquilino a Roma.

Utilizzava il metodo “Fei Ch’ien” – sistema di trasferimenti finanziari paralleli – per spostare ingenti somme verso la Cina e altri Paesi, eludendo i controlli bancari. Le operazioni avvenivano tramite corrieri di valuta (i cosiddetti “spalloni”) e venivano remunerate con commissioni sul denaro riciclato.

In questa maniera sarebbero stati riciclati 28 milioni di euro, molti dei quali arrivati dal sistema di frodi fiscali descritto. I flussi venivano poi retrocessi in Italia sotto forma di liquidità “pulita”, reinvestita in attività economiche apparentemente lecite. Le indagini hanno raccolto prove di scambi di valigie, con all’interno anche un milione di euro, compiute a Fiumicino e a Gioia Tauro. Si evidenziano anche legami con ‘ndrine calabresi.

L’impianto accusatorio descrive una filiera economico-criminale integrata, in cui la frode fiscale alimentava il riciclaggio internazionale e viceversa, generando profitti milionari in un intreccio di imprese, prestanome e trasferimenti occulti.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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