ROMA – La sera del 2 aprile 2005 di quindici anni fa, dopo una lunga malattia veniva a mancare Papa Giovanni Paolo II. Recentemente proclamato santo della Chiesa cattolica . Viene ricordato come il pontefice dei numerosi viaggi apostolici, del profondo rapporto con i giovani e della lotta contro i totalitarismi
Era il 16 ottobre 1978 quando Karol Wojtyla si affaccia dalla finestra di San Pietro in una piazza gremita e pronuncia le sue prime parole da successore di Pietro: «Se sbaglio mi corriggerete» ha detto riferendosi al suo italiano stentato. Una frase che non abbiamo più dimenticato.
Fin dai primi giorni del suo pontificato fu chiaro a tutti che questo sarebbe stato un Papa destinato a rimanere nella storia. Fu il primo papa non italiano dopo più di 450 anni, ha visitato quasi tutto il mondo. Nel suo lungo pontificato, durato più di 26 anni, ha viaggiato in quasi tutti i Paesi della terra. Amava la montagna e gli sci. Fu il Papa dei giovani inaugurando nel 1985 la Giornata Mondiale della Gioventù.
Ha compiuto azioni uniche nella storia pontificia: in occasione del Giubileo del 2000 ha chiesto perdono per tutti i peccati della Chiesa e, durante un viaggio in Israele nello stesso anno, davanti al Muro del Pianto ha professato il “mea culpa” per gli ebrei.
Le sue esequie sono state accompagnate da un unico grido in piazza: «Santo subito». Grido accolto dalla Chiesa: nel 2011 è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI, nel 2014 santo da Papa Francesco. Tutto in tempi record.
Stasera alle 21 un rosario e una preghiera, su TV2000 e sulla pagina Facebook della Conferenza Episcopale Italiana, per chiedere la sua intercessione contro la pandemia.


















