
VITERBO – Sul finire di quella metà di secolo che è passato alla storia come “mattatoio Novecento” si racchiudono pagine complicate, dove per anni si è fatta fatica a portare la luce. Il capitolo delle foibe e dell’esodo forzato degli italiani di Fiume, Istria e Dalmazia è uno dei momenti più delicati.
In queste ore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato parole importanti e di contrasto a un certo, peloso quanto ideologicamente concimato, negazionismo. Negazionismo sulle foibe che soffia in orticelli marginali del Paese reale e del web. La stessa Fune è stata presa di mira, nella ultime ore, per avere scelto di dare evidenza con una precisa comunicazione all’interno del giornale al Giorno del Ricordo. Sostanzialmente la stessa posizione tenuta in occasione di un altro passaggio importante: la Giornata della Memoria.
A onore del vero, che ci interessa sempre più di tutte le altre cose, abbiamo fornito noi il pretesto per finire nel mirino. In un post Facebook, sulla pagina di un negazionista viterbese, ci hanno segnalato questo testo di critica: “L’informazione. Un tuo diritto, un nostro dovere”. Il motto della testata locale on line La Fune, che nel pubblicare gli eventi del Viterbese attorno al 10 febbraio, dove si mettono a parlare persone che non hanno alcun titolo né la minima competenza, come hanno ampiamente dimostrato, ci mette del suo.
Viene pubblicata infatti un’immagine che ritrae – dovrebbero saperlo anche i sassi – la fucilazione di civili sloveni da parte delle camice nere italiane (Dane, 31 luglio 1942).
Una manipolazione che si ripropone di continuo, giacché le rappresaglie, le fucilazioni e le deportazioni di civili sono sì avvenute in quelle terre ma a opera dei nazifascisti e dei collaborazionisti, sconfitti poi dalla Lotta partigiana che ha unito etnie e culture nel comune ideale di giustizia e fratellanza. Immagini di questo tipo non riguardano la Resistenza, no se ne trovano (irreperibilità indicativa) e allora si usa questa foto, tanto che ci importa? Dall’altra parte ci sono i boccaloni capaci di mandare giù tutto”.
Un post naturalmente farneticante quanto ridicolo. Abbiamo provveduto in queste ore a sostituire la foto di Dane con un’altra che racconta quel momento storico. Forse anche peggio della fucilazione. Era nostro dovere, così come scusarci per l’errore commesso. Errore, va sottolineato a onore del vero, piuttosto frequente e alla luce di una ricerca fatta ci siamo accorti che ci sono caduti tanti comuni italiani e anche Bruno Vespa qualche anno fa.
Il discorso da fare è però un altro. Si coglie un errore formale, per quanto lo si possa volere considerare grave, per screditare il senso della comunicazione. Questa sì una vera e propria manipolazione “da boccaloni”. Una manipolazione da negazionista, da chi con queste parole si pone fuori dalla Repubblica e dai suoi valori. Quegli stessi valori che anche i partigiani hanno contribuito in maniera importante a infondere. Ma chi scrive quel post non ha mai portato in spalla il peso, non solo materiale, di un fucile. Non ha mai incontrato un fascista vero, non è mai vissuto nell’oppressione e nella guerra. Né ha mai conosciuto la montagna. Per questo può giocare al censore, a screditare giornali, a farlo anche con la figura del presidente della Repubblica. Il tutto perché si sente dire cose che a lui, e a qualche amichetto di giochi, non piacciono.
Lo ringraziamo però perché ci ha fatto toccare con mano quanto sia sciocco e vile, anche in alcuni anfratti del Viterbese, il negazionismo sulla vicenda delle foibe e dell’esodo degli italiani da Fiume, Istria e Dalmazia. Lo ringraziamo perché ci ha dato modo di rimarcare l’importanza del ricordo e perché ha messo in evidenza un nostro errore permettendoci di migliorare. Ci auguriamo di potere funzionare, con questo scritto, allo stesso modo su di lui. Lasciando sfregi, odi e contrapposizioni del secolo scorso in quel “mattatoio Novecento” che abbiamo il dovere di ricordare e la necessità di non riattualizzare nella farsetta.


















