Giallo al Palazzo Donna Olimpia: le cinquanta casse di reperti etruschi trasferite a Oriolo
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Nella giornata di giovedì 9 aprile invece i portoni di Palazzo Donna Olimpia, da tempo chiuso e abbandonato a se stesso, sono tornati ad aprirsi. Si è infatti svolto un sopralluogo della Soprintendenza, finalizzato alla verifica dello stato di conservazione dei materiali archeologici provenienti dallo scavo dell’area dell’Acquarossa, nonché del complesso monumentale.

VITERBO – Un vero e proprio giallo, con tanto di informazioni false messe in circolo ad arte. Questo quanto si è consumato intorno alla presenza di cinquanta casse di reperti etruschi presenti all’interno del fatiscente Palazzo di Donna Olimpia a Porta San Pietro. La notizia tenuta riservata era stata svelata, nei giorni scorsi, in maniera maldestra, da un ex amministratore comunale alla stampa.

In questa maniera andando a esporre a un rischio saccheggio i beni stessi. A Palazzo dei Priori ore di apprensione e di ricerca di carte che documentassero la presa in consegna delle cinquanta casse. Ricerca però che non avrebbe prodotto esito positivo. Quindi l’idea di andare comunque a verificare e una nuova informazione, che si rivelerà poi falsa, che le casse erano state messe al sicuro all’interno della scuola Tecchi in via Emilio Bianchi.

Nella giornata di giovedì 9 aprile invece i portoni di Palazzo Donna Olimpia, da tempo chiuso e abbandonato a se stesso, sono tornati ad aprirsi. Si è infatti svolto un sopralluogo della Soprintendenza, finalizzato alla verifica dello stato di conservazione dei materiali archeologici
provenienti dallo scavo dell’area dell’Acquarossa, nonché del complesso monumentale.

“Nel corso del sopralluogo è stato accertato che il recente crollo di una porzione della copertura non ha interessato i locali destinati alla conservazione dei materiali archeologici; tuttavia, è stato rilevato lo stato di grave degrado e abbandono degli ambienti – scrivono dalla Soprintendenza -. Preso atto dell’indisponibilità da parte dell’Amministrazione Comunale a destinare nuovi spazi per il deposito dei materiali, la Soprintendenza sta attivando con la massima urgenza le procedure necessarie al trasferimento degli stessi presso i locali della Soprintendenza siti in Oriolo Romano. Il trasferimento a Oriolo Romano, ormai improcrastinabile, rappresenta una misura necessaria
al fine di garantire le adeguate condizioni di tutela, studio e conservazione dei materiali. Tale decisione si rende necessaria nonostante il forte legame storico tra la città di Viterbo e il sito dell’Acquarossa, che costituisce uno dei contesti archeologici di maggiore rilevanza del
territorio”

Il sito etrusco dell’Acquarossa, infatti, rappresenta uno dei più importanti complessi dell’Italia centrale, portato alla luce a partire dal 1966 grazie alle campagne di scavo condotte dall’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma. Tali indagini, protrattesi per oltre un decennio e svolte anche con la partecipazione del re di Svezia Gustavo VI Adolfo, hanno contribuito in maniera determinante al progresso degli studi sulla civiltà etrusca.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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