"Gazzarra" politica post TusciaPride, la lezione ad alta credibilità di Antoniozzi
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A dare una lezione a tutti ci ha pensato Alfonso Antoniozzi. E questo fatto lo vogliamo sottolineare perché riteniamo che il tema sia molto serio. La lezione di un uomo, un omosessuale, alla politica dei partiti, dei conticini, delle trappolette. E noi rispettiamo più gli uomini che i partiti perché è più facile che siano autentici i primi rispetto ai secondi, essendo i secondi luogo di infiniti giochetti.

VITERBO – Oggi al bar ci siamo presi tre caffè di fila. Dovevamo ascoltare le persone. Di cosa si parla nei bar di Viterbo? Del TusciaPride ma più che altro, visto che anche questa manica di provinciali (lo diciamo with love) si è abituata alla fiumana arcobaleno, i ragionamenti erano sulla mozione del Pd. Come quale? Lo diciamo come lo dicono al bar “quella pe’ mannà gli LGBT+ nelle scole, dalli fiji nostri, a insegnaje de esse fluidi”. Punto, abbiamo detto abbastanza.

Lo dice uno a un altro, poi un altro ancora ci ricama sopra. Passa qualche minuto e si ritorna sulle scuole dove quelli della comunità LGBT+ “vorrebbero andare a insegnare di essere fluidi”. Il bar funziona così ma contribuisce a costruire opinioni. A scanso di equivoci e di possibilità di strumentalizzazioni di turno questo giornale vuole essere soggetto attivo di supporto all’azzeramento di ogni forma di discriminazione possibile e promotore della massima libertà di ogni persona. Anzi, preannunciamo, che contatteremo entro l’estate tanto Arcigay quanto l’associazione organizzatrice di TusciaPride per mettere a disposizione il nostro spazio di comunicazione a rubriche o iniziative, che se vorranno costruiremo insieme.

Torniamo su quanto accaduto in queste ore. Perché possiamo anche leggerla politicamente. Il Pd con quella mozione avrebbe spaccato la maggioranza dei civici, dove esistono diverse sensibilità. Sarebbe stata una vittoria, bravi. I civici sono divisi, sulla mozione del Pd non ci sarebbe stata una maggioranza Frontini compatta e poi magari, qualche estroso della politica, avrebbe anche potuto trarre le sottili conseguenze e chiedere le dimissioni. Va bene tutto. Anzi visto che è chiaro che la maggioranza non è compatta sulla mozione Pd che riguarda la comunità Lgbt+ ne chiediamo noi stessi le dimissioni. Poi però torniamo seri e andiamo avanti.

A dare una lezione a tutti ci ha pensato Alfonso Antoniozzi. E questo fatto lo vogliamo sottolineare perché riteniamo che il tema sia molto serio. La lezione di un uomo, un omosessuale, alla politica dei partiti, dei conticini, delle trappolette. E noi rispettiamo più gli uomini che i partiti perché è più facile che siano autentici i primi rispetto ai secondi, essendo i secondi luogo di infiniti giochetti. E riconoscendo più credibili gli uomini ci includiamo naturalmente anche Alvaro Ricci, che da uomo ha vissuto e sa molto sulle discriminazioni e aspetti delicati della vita (che ovviamente rispettiamo molto). E quindi rispettiamo il suo fervore nell’intervento che ha fatto, anche se non ci ha convinti.

La lezione di Antoniozzi è nelle sue parole, non c’è bisogno di nostri commenti. E in quel suo alzarsi in consiglio e parlare più “ai suoi” che agli altri. E quando diciamo “suoi” ci riferiamo alla comunità LGBT+ e non certo ai colleghi civici.

Ecco cosa ha detto: “Voi sapete che chi vi parla non ha un briciolo di omofobia. Ho letto questa mozione, immagino ispirata da parti del manifesto politico di TusciaPride. Di tutte le cose che si potevano fare con quel manifesto quest’ordine del giorno così come è concepito è culturalmente sbagliato, politicamente miope e simbolicamente pericoloso.

Questo ordine del giorno ci mette in carico ai servizi sociali. Capisco che ci siano fragilità nella comunità ma noi non siamo una categoria da gestire con i servizi sociali. Ci sono i problemi che questa comunità crea alla categoria che vanno gestiti dai servizi sociali ma a questo non ci sto. I nostri diritti vanno conquistati, non accetto odg che mi presenta come qualcuno da tutelare. Non siamo un’identità da accompagnare. La questione è più profonda, riguarda tutto l’impianto della società: i modelli di potere, la retorica della famiglia, riguarda il patriarcato.

Un sistema che ha costruito l’idea di un solo modo giusto di amare, di essere uomini, di essere donne. Un sistema che perseguita le differenze. La mozione che ci avete presentato nel momento in cui ci dice che ci difende ci ricolloca nella trappola del patriarcato. Il patriarcato si abbatte con altro. In città, in provincia, nell’università, nella sanità, tra i dirigenti scolastici, nelle società partecipate, nelle fondazioni dove sono gli uomini e le donne omosessuali dichiarati? Ci sono ma si nascondono, ve lo dico io. Questa società ti impedisce di essere te stesso perché se sei te stesso tu una certa carriera non la fai più.

Noi siamo stati inclusivi da subito. Un esperimento civico è un esperimento che non si racchiude dietro un’ideologia ma cuce diverse sensibilità verso un progetto di gestione della città. Ed è la prima amministrazione dove c’è un vicesindaco dichiaratamente omosessuale.

Nessuno di quelli che hanno governato l’Italia finora, da destra a sinistra, ha la coscienza pulita. Ci avete sempre dato diritti di serie B. Il ddl Zan è crollato per giochi politici. Non vogliono aprire portoni, danno contentini. Una mozioncina … Noi chiediamo rappresentanza. Questa amministrazione non ha bisogno di ordini del giorno come questo per essere inclusiva. Abbiamo dato il patrocinio a LazioPride con il mio pianto. Abbiamo favorito in tutti i modi tutte le cose che la città propone. Non ci importa da dove vieni ma quello che mi metti sul tavolo. Il tavolo c’è, c’è quello sulla violenza di genere. Il problema è globale, perché dobbiamo ghettizzare.

Le scuole hanno piena autonomia. Se volessero presentare dei programmi sulle identità di genere sono le benvenute, troveranno le porte aperte. Questo è tutto il motivo per cui l’opinione della giunta è di chiedere l’astensione ai propri consiglieri”.

Così è anche per noi, se vi pare e con buona pace del Partito Democratico locale.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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