
STORIE – Dieci dicembre 2015, diventa presidente dell’Argentina tale Mauricio Macri. E’ lui ad aggiudicarsi, in data 22 novembre, il primo ballottaggio della storia elettorale del Paese. Così, due giorni dopo, si incontra con la presidente uscente Cristina Kirchner per il passaggio di mandato.
Da dove arriva il potente presidente Argentino? Dalla Calabria, certo, come rivela il suo cognome. Ma nelle sue vene c’è anche sangue viterbese. Il padre di Mauricio, Francesco, è infatti nato in Italia. Suo padre fu Giorgio Macri, figlio di proprietari terrieri calabresi e sua madre fu Lea Lidia Garbini. Avete letto bene: Garbini; la nota famiglia di autotrasportatori che ebbe un ruolo nella storia recente del capoluogo della Tuscia.
Di loro scrive così Massimo Onofri in Gatti e Tignosi: “E’ con una certa commozione e con qualche rammarico che guardiamo a questa parca e scrupolosa famiglia di capitani d’industria, non sorda alle esigenze della collettività, ben attenta a che interesse privato e bene pubblico mai contrastassero. I Garbini, Augusto non ultimo, sono stati infatti tra i vari rappresentanti viterbesi di quella borghesia imprenditoriale che tanto tentò, a tutti i costi, di farsi promotrice di uno sviluppo razionale che investisse la città: quella borghesia come classe generale che qui da noi, purtroppo, non è mai cresciuta”.
I Garbini furono una famiglia tanto importante quanto scomoda per la città di Viterbo. Scomoda per quella classe dirigente, ancora oggi esistente, che sembra fare di tutto per evitare che il capoluogo si sviluppi e si apra al territorio circostante.
I Garbini potevano risultare “pericolosi” perché trasportatori. Grazie alla loro intraprendenza, soprattutto di Igino Garbini e Guido Ancilotti, la Tuscia venne collegata da un servizio di trasporti efficiente. Ben 14 linee, con mezzi disegnati e prodotti appositamente. Linee autobus capaci di collegare Viterbo a Roma ed espandersi fino a Siena. Negli ultimi anni dei trasporti Garbini si parlava di 8 milioni di chilometri percorsi all’anno, 350 pullman e 600 dipendenti. Una storia che va dagli anni Trenta al 1976, anno della regionalizzazione del servizio.
Come si arriva al presidente argentino Macri è semplice. Lea Lidia Garbini fu la figlia di Galileo Garbini e sorella di Augusto e Maria Olga. Sposò Giorgio Macri e dal matrimonio nacquero Francesco, Pia e Tonino. Il matrimonio non durò a lungo e i tre figli decisero di seguire il padre in Sud America. Francesco arrivò appena diciottenne in Argentina e subito trovò lavoro (dopo appena tre giorni) presso un’azienda di costruzioni italiana: la Sadop. Quindi decise di iniziare la propria scalata imprenditoriale e mettersi in proprio.
Nel 1956 nasce Mauricio. La sua gioventù coincide con gli anni della dittatura. All’avvento di Peron ha appena venti anni. In questo periodo i Macri diventano una delle famiglie più potenti dell’Argentina e curano gli interessi di Fiat nel Paese. Mauricio guida gli affari della famiglia insieme al padre. Poi la volontà di autonomia lo portano a diventare presidente del club calcistico Boca Junior e poi sindaco di Buenos Aires. Quindi l’elezione, tre anni fa, alla presidenza dell’Argentina. Come leader della destra.


















