

CIVITA CASTELLANA / FABRICA DI ROMA – Una notte di fuoco, o meglio, di metallo contorto. Quella appena trascorsa è stata una nottata da incubo per i gestori di ben cinque impianti di carburante tra Civita Castellana e Fabrica di Roma, finiti nel mirino di una banda di “topi di colonnina” che pare avere le idee piuttosto chiare su come fare cassa.
La dinamica: raid notturno e passi felpati
Secondo le prime ricostruzioni, il modus operandi è stato chirurgico. Niente auto lanciate contro le colonnine o esplosioni cinematografiche: i soliti ignoti si sono mossi a piedi, scavalcando recinzioni come moderni atleti del crimine e puntando dritti al cuore del self-service. Una volta raggiunte le apparecchiature, hanno forzato i sistemi di pagamento per svuotare le casse. Il bottino? Ancora in fase di quantificazione, ma il danno alle macchinette – costose e delicate – rischia di pesare sulle tasche dei titolari molto più dei contanti effettivamente portati via.
L’ombra del giallo: spunta il divaricatore “sparita”
Ma c’è un dettaglio che fa drizzare le antenne agli inquirenti e che trasforma una semplice serie di furti in un caso da approfondire. Pochi giorni fa, il distaccamento dei Vigili del Fuoco di Civita Castellana, nella zona industriale, ha subito un furto quantomeno inquietante: ignoti sono riusciti a portar via un divaricatore idraulico.
Sì, proprio quello strumento che normalmente serve ai pompieri per tagliare le lamiere delle auto incidentate e salvare vite umane. Un arnese potente, fatto apposta per piegare l’acciaio più resistente, che sembra quasi cucito su misura per forzare una cassa metallica di un distributore.
Indagini in corso: le telecamere parlano
I carabinieri hanno già acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Gli occhi elettronici avrebbero immortalato almeno due persone in azione. Ora, il lavoro degli investigatori si concentra su un punto cruciale: incrociare i filmati e le modalità del colpo con le caratteristiche del divaricatore sottratto alla caserma.
Se l’attrezzo fosse davvero stato utilizzato per scardinare le colonnine, ci troveremmo davanti a una banda tutt’altro che improvvisata. Un “kit di attrezzi” rubato ai soccorritori per compiere attività illecite sul territorio: un’eventualità che, oltre al danno, aggiunge una dose di beffa che lascia l’intera comunità con il fiato sospeso.
Le indagini proseguono serrate. Per ora, ai titolari degli impianti non resta che contare i danni e sperare che le telecamere abbiano catturato quel dettaglio in più, quello decisivo per far scattare le manette.

















