Furbetti dell'affitto, la notizia di un'attività che non ha pagato al Comune 50mila euro fa imbestialire i commercianti del centro storico
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VITERBO - Tante le domande che affollano le menti dei commercianti viterbesi.

VITERBO – Non pagare l’affitto per la propria attività commerciale all’interno del centro storico è un privilegio raro. Nel capoluogo della Tuscia è stato possibile farlo per anni, anzi decenni. Il caso, emerso alle cronache cittadine grazie a un articolo de La Fune negli ultimi giorni, di un negoziante a cui è stato permesso di non pagare, fino a sviluppare un debito di 50mila euro, ha fatto scalpore. Sapere che il proprietario di quell’immobile, così generoso da non sfrattare il moroso per anni e anni, è il Comune di Viterbo ha trasformato lo scalpore in scandalo e lo scandalo in giramento di scatole. Soprattutto tra i colleghi del “graziato” che, sempre da anni, lottano per tenere la saracinesca aperta proprio in quel centro storico sui cui destini e sorti i politici in transito per Palazzo dei Priori si stracciano da tempo le vesti. 

I commercianti del centro storico di Viterbo, alla notizia che qualcuno di loro che è in affitto in locali del Comune non ha pagato per una montagna di mesi, si sono imbufaliti. La notizia è stata diffusa perché l’attuale giunta comunale ha dato mandato a un legale di sfrattarlo e chiedere i soldi tramite decreto ingiuntivo e sull’albo pretorio è stata pubblicata la delibera di giunta che noi de La Fune abbiamo notato e diffuso. 

Tante le domande che affollano le menti dei commercianti viterbesi. Si chiedono come è stato possibile non pagare per decenni l’affitto e non essere chiamati a farlo. Si domandano come mai nessuno se ne è accorto finora (che il moroso che deve 50mila euro non paga dagli anni Novanta sembrerebbe essere un fatto difficilmente confutabile). Si chiedono chi avrebbe dovuto farlo. Sperano che la magistratura contabile vada fino in fondo a questa storia. Sì perché su questa vicenda c’è un’inchiesta della Finanza, incaricata delle indagini dalla Corte dei Conti, che indaga su decine di situazioni simili. L’ipotesi è un buco nelle casse comunali di circa 400mila. Ed è ragionevole pensare che sia destinata ad allargarsi su altri aspetti che riguardano la gestione del patrimonio come i sistemi di fotovoltaico comunali (non allacciati per anni alla rete e quindi a incasso zero) o gli impianti sportivi. La Finanza avrebbe infatti portato via da Palazzo dei Priori una montagna di documenti. 

Ma torniamo alle domande che si fanno nei bar della città e nei negozi, quelli dove l’affitto si paga ogni mese. Per esempio, non sappiamo se l’interrogativo sia legittimo o impertinente, c’è chi si chiede (scostumati!) questo: perché non hanno fatto pagare l’affitto? Che ci hanno guadagnato a farlo? Generosità spiccia con le proprietà dei cittadini e fatta per puro spirito di altruismo? I più propendono naturalmente per atti di generosità gratuita ma un secondo dopo aggiungono: certo una generosità pagata con il portafoglio dei cittadini e in aggiunta a danno dei commercianti che gli affitti li pagano, andando a “drogare” il mercato e contribuendo di fatto a mettere in atto un sistema di concorrenza sleale. Se vendo borse di una precisa marca a cento euro perché dentro c’è anche conteggiato il “peso” dell’affitto non dovendolo pagare, perché graziato da generosità, posso vendere la stessa borsa a 90. Il risultato? Vendo tutte le borse e contribuisco a mandare in crisi la concorrenza grazie a questo “aiutino” sui conti. E magari il mio vicino che l’affitto lo paga chiude.

Che dire? Ci sembra che i commercianti utilizzino la logica ma ormai i danni sono stati fatti. Non rimane che attendere due cose: la prima è che l’attuale amministrazione metta in ordine ogni situazione, andando a recuperare presso “i furbetti dell’affitto” le somme dovute; la seconda che la Guardia di Finanza concluda le indagini, passi tutto ai magistrati e probabilmente un giudice stabilirà se ci sono delle responsabilità e a chi sono imputabili. Fino a quel momento tutti innocenti ma molti incazzati. Non ce la sentiamo di dargli torto. 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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