
EDITORIALE – Due mesi da quella notte del 27 giugno che ha incoronato Chiara Frontini sindaco di Viterbo. Vissuti nell’apnea dell’estate, con un caldo da tramortire e una città piuttosto “cotta” da riportare in vita. Il sindaco è sulla fune e probabilmente se ne sta rendendo conto.
Da una parte il burrone di una mentalità cittadina non proprio newyorkese ma piuttosto provinciale e carica di storture, vizi, difetti di diottrie. Dall’altra il volo verso un futuro diverso con la prospettiva, che le parti più dinamiche della società locale sognano, di un capoluogo centrale, smart, accogliente, solidale, integrante, capace di avere quelle condizioni di base necessarie per costruire ricchezza e avere qualità della vita.
Chiara Frontini è nei fatti un funambolo. Dovrà riuscire nell’equilibrismo di cambiare senza strappare. Tanti i temi caldi che dovranno necessariamente essere toccati, anche perché non farlo significherebbe comunque scegliere. Ne mettiamo sul tavolo uno: la pedonalizzazione del centro storico. La domanda è: come può un sindaco fare capire a cittadini che in buona parte parcheggerebbero dentro il negozio dove fanno acquisti che quella roba lì è fallimentare? L’altra domanda è: come farlo capire ad alcuni commercianti che guardano alla città con lo specchietto retrovisore agognando guadagni ma perseverando sulla strada che fino a oggi ha lasciato la cassa vuota.
Altro equilibrismo dovrà essere fatto sulla movida. Come evitare di trasformare un capoluogo in un mortorio e non farsi tirare dalla giacchetta da qualche residente che non riesce a dormire? Ma ce ne sono a decine di situazioni spinose. Pensiamo alla cultura: come fare capire che bisogna investire su azioni con un senso di prospettiva e togliere foraggio da tante associazioni e associanzioncine?
Poi ci sono le sfide e i passaggi a gomito con la coperta sempre troppo corta. Come dare dignità alla città con parchi veri, attenzione per bambini e disabili motori, come strutturare una promozione vera del territorio (no random come fatto finora) e non sfondare i conti di via Ascenzi?
Una sfida che Frontini può affrontare davvero, anche se anche lei deve vincere ogni paura possibile e scongiurare come la peste l’immobilismo. In cinque anni, se si vuole davvero lasciare il segno, quello che va fatto è dedicare almeno i primi tre a governare contro la città. Per stroncare consuetudini fuori luogo, schemi, visioni immobilizzanti e quanto di attrito ai cambiamenti c’è sempre in ogni corpo sociale.


















