

EDITORIALE – C’è chi si straccia le vesti gridando allo “scandalo”. I forzisti della prima ora, quelli che la tessera azzurra ce l’hanno tatuata nell’anima, guardano verso Palazzo dei Priori e sbarrano gli occhi. Gli alleati, dai leghisti di Andrea Micci fino ai “Fratelli” guidati da Matteo Achilli, assistono alla scena con quella faccia di chi ha già visto tutto, ma che per dovere di cronaca deve recitare la parte dell’indignato.
Rilassatevi, lettori. È tutto un teatro. E in questo teatro, come in ogni commedia di quart’ordine, non ci sono né buoni né cattivi. C’è solo gente che recita il proprio copione, sperando di non dimenticare le battute al momento del voto.
Perché tutto questo stupore per il matrimonio tra Forza Italia e Chiara Frontini? Potrebbe essere una semplice preview di quello che vedremo ovunque nei prossimi mesi. Forza Italia ha fame di crescere e ha capito che la sindaca Frontini – che fa ridere definirla “un buon partito”, ma tant’è – è il piatto più succulento. Chiara, a un anno dalla fine della legislatura, ha il terrore di restare sola e ha bisogno di una robustezza elettorale che la sua civica, da sola, non può garantire. Romoli ha bisogno di voti, Frontini ha bisogno di sopravvivenza. Il patto, officiato con la benedizione di Maurizio Gasparri, è la sintesi perfetta per loro.
Chiedere come evolverà questa faccenda? Meglio rivolgersi al mago Otelma, che di previsioni se ne intende quanto — e forse meglio — dei nostri strateghi locali. Ma il sospetto è che questa operazione sia solo l’inizio. Potremmo ritrovarci con il centrodestra nazionale seduto al bar della politica a “spartirsi”, “Manuale Cencelli” all’indice, le candidature dei sindaci regione dopo regione. “A te tocca il sindaco della città X, a me quello della Y, e ai forzisti diamo in pasto Viterbo”. Sarebbe una bella battuta sul copione, no? Potrebbe funzionare come ultimo colpo di scena.
A Palazzo Grandori, si dice, sappiano molte più cose sul quadro nazionale di quanto ci venga dato di sapere a noi comuni mortali. O almeno, c’è da augurarselo per loro, altrimenti il rischio è di aver firmato un assegno a vuoto.
Intanto, lo spettacolo deve continuare. All’orizzonte local c’è la costruzione della nuova maggioranza intorno al Presidente della Provincia. Quell’ammucchiata indigesta che ha segnato il consiglio precedente dovrebbe essere saltata, ma non scommetteteci un centesimo bucato. Si profila all’orizzonte una maggioranza “civic-azzurra” a cui, con ogni probabilità, si sommeranno i Dem. Sì, proprio loro: i Dem saranno l’ago della bilancia, i convitati di pietra che diventeranno fondamentali anche nella partita per il prossimo sindaco di Viterbo. Candidato debole così da andare in soccorso della stessa maggioranza in Provincia? Oppure tentare “il colpaccio”. I classici bene informati raccontano di un Panunzi intento nel ripasso dell’Amleto di Shakespeare.
Preparate i popcorn. Lo spettacolo, quello vero, deve ancora cominciare, e promette di essere più avvincente di una puntata di House of Cards, ma con meno stile e molto più trasformismo. In fondo, a Viterbo, siamo maestri nel cambiare pelle senza mai cambiare vizio. E a stracciarsi le vesti quando il trasformismo è dell’altro.



















