Forza Italia e la "sindrome del pallone"
campo da calcio
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Non si condivide perché chi ha il pallone decide. Con il risultato che la squadra rischia di indebolirsi sempre più e finire in terza categoria. La levata di voce di queste ore di Claudio Ubertini sottolinea proprio questa situazione e mette in evidenza i rischi che il centrodestra viterbese corre.

Avete presente quando da piccoli si scendeva in strada e si giocava a pallone con gli amici? E’ un’immagine che tutti avranno nella memoria e di sicuro anche gli uomini dell’attuale classe dirigente viterbese di Forza Italia. Pensate a Giovanni Arena in pantaloncini corti che entra in scivolata sul brecciolino. O a un Francesco Battistoni che, in quel di Proceno, scorrazza oltre la linea di difesa e va al tiro

Ma quando si giocava pendeva su tutti sempre la spada di Damocle del proprietario del pallone. In qualche modo era lui a poter causare la fine del gioco per tutti. Per primo per se stesso. E’ in qualche modo quello che sta accadendo oggi dentro al partito azzurro dove, nonostante il periodo di vacche magre, i giocatori sono vittime di questa “sindrome del pallone”.

Non si condivide perché chi ha il pallone decide. Con il risultato che la squadra rischia di indebolirsi sempre più e finire in terza categoria. La levata di voce di queste ore di Claudio Ubertini sottolinea proprio questa situazione e mette in evidenza i rischi che il centrodestra viterbese corre. E’ vero Ubertini magari non giocherà o dovrà cambiare maglia ma il rischio vero è che il gioco comunque finisca per tutti. Ammesso che ci sia ancora da giocare. Eppure anche di un centrodestra unito e forte avrebbe bisogno questo territorio. Oltre naturalmente che di altre valide alternative.

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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