Fontanasfera nella morsa dei vandali: hanno dai 10 ai 14 anni
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A distanza di neanche una settimana già ci siamo trovati a riscontrare il ritorno di rifiuti e di problemi al ricircolo dell'acqua. Decidemmo, come giornale, di non dare notizia del ritorno dell'incuria perché ci era sembrato più interessante fare dell'altro: monitorare la fontana per capire chi fossero "i vandali". 

VITERBO – Era lo scorso 29 maggio quando il maestro Claudio Capotondi è tornato davanti alla sua creazione viterbese: la Fontanasfera del quartiere Murialdo. Occasione del ritorno, per questo artista di peso internazionale, la restituzione dell’ultima fontana di Viterbo alla dignità dopo decenni di scempi e abbandono.

A distanza di neanche una settimana già ci siamo trovati a riscontrare il ritorno di rifiuti e di problemi al ricircolo dell’acqua. Avevamo anche avuto un confronto con l’assessore Emanuele Aronne per capire le intenzioni sulla Fontanasfera, segnalando il ritorno del degrado. Decidemmo, come giornale, di non dare notizia del ritorno dell’incuria perché ci era sembrato più interessante fare dell’altro: monitorare la fontana per capire chi fossero “i vandali”.

Così abbiamo iniziato a osservare quanto accade in quella zona, nel cuore del quartiere Murialdo. Le notizie uscite in queste ore del degrado ci portano quindi a interrompere quanto stavamo osservando e a raccontarlo. La fontana di Capotondi si trova in una posizione poco felice. E’ defilata rispetto all’ingresso della piscina comunale e un’abbondante vegetazione la nasconde alla vista delle persone.

Questo rende il monumento un luogo piuttosto nascosto dove si incontrano gruppetti di ragazzi. Parliamo di giovanissimi e pubblichiamo una sola foto dove non sono riconoscibili ma che fa vedere chiaramente che si tratta di ragazzini. C’è essenzialmente un gruppetto di soggetti che hanno circa dieci anni di età. Più che incontrarsi alla fontana si trovano a farci tappa e ci passano qualche ora. Bevono bibite, staccano rami e bastoni dalla vegetazione e si divertono a saltare da un blocco all’altro della fontana sopra all’acqua.

Poi c’è un secondo gruppetto, che arriva nel tardo pomeriggio. In genere quando arrivano i più giovani o non ci sono o comunque se ne vanno dopo poco. Qualcuno di loro ha il motorino e quindi ha più di 14 anni. Qui le lattine di bibite gassate vengono sostituite da qualche birra o bevanda energetica, gira qualche sigaretta. Quello che hanno in mano diventa rifiuto che sporca la fontana e l’ambiente limitrofo. Da questo gruppo, probabilmente, arriva l’assorbente che ha bloccato la pompa del ricircolo dell’acqua.

Vandalismo “banale”. Nessuno di loro, fortunatamente è tornato (come accadeva in passato) a scrivere sulla fontana. Ricordiamo svastiche, croci celtiche ma anche “falli” di notevoli dimensioni.  Alcune di quelle vecchie scritte, anche se sbiadite, sono ancora presenti sul monumento perché per toglierli definitivamente si rischierebbe di rovinare il materiale originario.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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