Firme di serie A e di serie B
Simone Carletti
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Firmare è partecipare. Partecipare è giusto. Che la politica apra alla partecipazione è un segnale rassicurante. Sì, è tutto perfetto, o almeno così pare. Sappiamo che la realtà non è bianca o nera, ma spesso è grigia, fumosa e piena di insidie.
Una raccolta firme

Firmare è partecipare. Partecipare è giusto. Che la politica apra alla partecipazione è un segnale rassicurante. Sì, è tutto perfetto, o almeno così pare. Sappiamo che la realtà non è bianca o nera, ma spesso è grigia, fumosa e piena di insidie. Non voglio rinnegare quella che è stata (anche) una battaglia dell’associazione che custodisco come un padre insieme ai miei 4 amici e colleghi Funamboli, ovvero quella per l’ascolto delle realtà culturali su tematiche molto pratiche come il regolamento per l’elargizione dei contributi da parte del Comune di Viterbo. Ci mancherebbe altro. Vorrei solamente cercare di capire se è un processo lineare quello che porta un’amministrazione a chiedere alla società quali diritti concedere ad una minoranza. Diritti e non indirizzi politici, sia chiaro.

È vero che in democrazia vince chi ha i numeri ma vorrei andare oltre. Applicando alla tutela dei diritti civili il puro concetto di democrazia si rischia di mettere in mano al legislatore una visione distorta del proprio ruolo. La democrazia, prima ancora che espressione di un libero voto, è tutela e riconoscimento delle minoranze, elementi che non possono essere svenduti sul mercato dei voti (o dei numeri). È per questo motivo che il potere in democrazia viene delegato e non è mai diretto. È il legislatore a dover mediare e filtrare i mal di pancia delle maggioranze culturali, etniche, sessuali, etc.

Veniamo a Viterbo. La guerra di raccolta firme di questi giorni pro e contro il Registro per le coppie di fatto è da questo punto di vista emblematica e dimostra che esistono firme di serie A e firme di serie B. Sono firme di serie A quelle di testimonianza di una minoranza che cerca un riconoscimento, seppur simbolico. Anche fossero tutte vere sono firme di serie B quelle raccolte (in reazione) da una maggioranza paurosa di vedere i diritti di cui gode estesi alla minoranza. Affinché la democrazia non si trasformi in dittatura della maggioranza sarebbe bene che l’amministrazione comunale ne tenesse conto.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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