
LETTERE DA MARTE – Cara redazione, è sempre bello leggere i vostri articoli e quelli dei molti autorevoli commentatori del vostro giornale. Qui su Marte è diventato un caso da insegnare a scuola, e non sto scherzando.
Interessanti sono le idee su come far tornare la gente al centro della città e ravvivarne il commercio. Molte di queste prevedono una sua trasformazione in una sorta di centro culturale permanente o di parco divertimenti. Ma siamo sicuri che sia questa la via?
Vengo da una famiglia di commercianti e il profitto del negozio era legato soprattutto alla capacità di acquisto di prodotti di qualità. Le molte crisi economiche sono state la vera causa della chiusura del negozio, che si trovava nel centro di Ascoli Piceno. La chiusura di importanti fabbriche anche nell’entroterra ha dato una botta considerevole. A Viterbo l’industria militare (sì, con le nostre caserme e la leva obbligatoria l’abbiamo avuta) ha chiuso da anni e mai è stata sostituita. Molti dei nostri ricordi, del “quanto era bella Viterbo e il Corso”, sono proprio di quegli anni, in cui quell’industria portava tanti e tanti soldi.
Siamo sicuri che la via sia quella di creare parcheggi, eventi culturali, scale mobili, pulizia, tendoni, manager del centro storico? O forse visti i dati sconfortanti dell’economia viterbese e della Tuscia non si dovrebbe puntare a ricostruire un’industria prospera e all’avanguardia, che dia lavoro ai cittadini di Viterbo, ma anche a nuovi cittadini creando un nuovo indotto?
Qui su Marte nella bella città di New Valencia, a esempio, hanno puntato molto sull’Università e la città è diventata un polo d’avanguardia per il cibo e per la sua innovazione. Non so quante start up sono state finanziate e quante scoperte scientifiche applicabili in tecnologie innovative sono state utilizzate, sia in loco che in giro per il Rosso Pianeta Bolscevico.
In molti sono venuti, io per primo, e abbiamo portato la nostra ricchezza culturale e…monetaria. Certo, il governo centrale di Marte ha dato una grossa mano con una politica fiscale molto interessante e con l’uso mirato di fondi dell’Unione Solare (l’equivalente della vostra UE). Tutto questo ha portato a riempire le case del centro di New Valencia (e non solo) e di conseguenza alla richiesta di servizi, di cui i negozi fanno parte.
Ma di tutto questo non si vede nulla nel dibattito viterbese. Solo la ricerca alla cacchetta per strada o alla buca sul manto stradale. Chissà che la strada di una nuova industrializzazione non sia il vero modo per far prosperare ancora Viterbo e il suo centro?


















