Finita la festa, gabbato lo santo
Viterbo dall'alto
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Il tre settembre ormai è alle spalle e i viterbesi lo sanno bene che il rinvio, anche un po' tattico per allungare un tantinello l'estate, con la rituale formula del "dopo Santa Rosa", non può essere più messo in gioco. C'è da riprendere a correre un po' per tutti, o quasi.

Il tre settembre ormai è alle spalle e i viterbesi lo sanno bene che il rinvio, anche un po’ tattico per allungare un tantinello l’estate, con la rituale formula del “dopo Santa Rosa”, non può essere più messo in gioco. C’è da riprendere a correre un po’ per tutti, o quasi.

E quando si scavalla la festa, momento in cui viene messe al centro l’unità della città, siamo abituati a rivedere il teatrino delle contrapposizioni. Viterbo sembra infatti essere affetta da grave forma di litigiosità. Tipico elemento presente nei tessuti sociali basati su poca equità e dopati dal privilegio e dal clientelismo. Ora che anche il capoluogo della Tuscia rientri nella tipologia è tutto da dimostrare ma i lettori sono abbastanza grandi da essersi fatti un’opinione negli anni.

E proprio questa litigiosità, sulle cui ragioni si dovrebbe indagare approfonditamente, è sicuramente uno dei più grossi limiti e blocchi alla crescita del territorio. In genere la litigiosità di un tessuto sociale è direttamente proporzionale agli sprechi, alle azioni di rapina e alla pretora degli “unti dei signori” (il plurale è voluto) abituati a portare a casa abbondante pane non tanto per meriti e capacità ma per furbizie e mandrakate varie.

Inevitabilmente questo fa urtare altri “unti” rimasti a secco e inevitabilmente anche chi avrebbe qualcosa da dire o fare, e che magari saprebbe anche fare e direbbe anche bene e con frutto per il territorio, ma viene messo al margine o sotto terra per difetto di amicizie. Nel senso che non ha quelle giuste.

E così “passata la festa, gabbato lo santo”. Aspettando di nuovo Santa Rosa.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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