Fibra sì, fibra no a Grotte di Castro: l'esclusione digitale che penalizza imprese e produzione
GROTTE DI CASTRO
Gli Stati Generali La Fune
La situazione è critica: le imprese locali non sono servite né dalla tecnologia FTTH (Fiber to the Home) né dalla più modesta FTTC (Fiber to the Cabinet), rimanendo ancorate uno standard di connettività obsoleti e insufficienti per le esigenze del 2026.

GROTTE DI CASTRO – Mentre la gran parte dell’Italia si dibatte sulla velocità del 5G o sull’urgenza di completare la copertura FTTH, a Grotte di Castro si consuma un amaro paradosso infrastrutturale. Le zone artigianali e produttive del Comune, il vero motore economico del territorio, si trovano sistematicamente escluse da qualunque piano di sviluppo della banda ultralarga, confermando l’esistenza di un preoccupante “divario digitale di serie B” all’interno dello stesso centro abitato.

La situazione è critica: le imprese locali non sono servite né dalla tecnologia FTTH (Fiber to the Home) né dalla più modesta FTTC (Fiber to the Cabinet), rimanendo ancorate uno standard di connettività obsoleti e insufficienti per le esigenze del 2026.

Doppia esclusione, connessione zero

L’esclusione non è un incidente isolato, ma il risultato di una doppia negligenza strategica. Il primo colpo è arrivato anni fa con l’intervento di Open Fiber. Quando il piano di diffusione della fibra ottica pura (FTTH) ha raggiunto Grotte di Castro, l’intera area industriale e artigianale è stata inspiegabilmente lasciata fuori dalla mappatura degli interventi.

Oggi, la storia si ripete con l’espansione della rete in tecnologia FTTC, gestita da FiberCop (società che si occupa dello sviluppo della rete secondaria di TIM). Nonostante l’ampliamento in corso stia portando i cabinet in fibra (e quindi connessioni più veloci seppur meno performanti dell’FTTH) in altre zone del Comune, la medesima area produttiva esclusa da Open Fiber è stata nuovamente ignorata, perpetuando un gap tecnologico inaccettabile.

Il paradosso delle zone produttive

Questa dinamica sollevativi interrogativi fondamentali sulle priorità dei piani di investimento privati. Tradizionalmente, le aziende e le zone produttive erano considerate “clienti top”, necessari per giustificare economicamente gli investimenti in infrastrutture. Hanno esigenze di banda stabile, sono spesso il primo veicolo di adozione di servizi digitali avanzati e, in un’ottica di competitività globale, dipendono interamente da una connettività affidabile.

Eppure, a Grotte di Castro – come in molte altre realtà italiane dove i piani iniziali privilegiano la densità residenziale – le aziende sembrano essere considerate infrastrutturalmente di seconda fascia. “Si vede chiaramente che a Grotte di Castro esistono persone e zone di serie A e persone e zone da escludere,” denunciano alcuni rappresentanti delle piccole imprese locali. Lasciare le attività artigianali e produttive alla merce di connessioni lente e instabili significa ostacolarne la crescita, la capacità di digitalizzazione dei processi e la competitività sui mercati. Mentre il Paese spinge sulla transizione digitale e sfrutta i fondi europei per colmare il divario, l’area economica di Grotte di Castro rimane isolata, subendo una doppia penalizzazione: non solo manca l’FTTH ultraveloce, ma si nega persino l’aggiornamento intermedio offerto dall’FTTC.

Le autorità locali sono ora chiamate a intervenire urgentemente presso gli operatori e i gestori delle reti per correggere questa doppia esclusione e garantire che l’accesso alla banda ultralarga sia un diritto equamente distribuito, soprattutto dove batte il cuore dell’economia territoriale.

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