Fiamme a due passi dal paradiso dei fenicotteri: paura alle Saline di Tarquinia
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TARQUINIA – Ci sono luoghi in cui la bellezza della natura sembra quasi sospesa, protetta dal silenzio dell’acqua e dal volo lento degli uccelli migratori. E poi ci sono pomeriggi d’estate in cui quel silenzio viene squarciato dal fumo, dall’odore acre della vegetazione bruciata e dalla paura che un intero ecosistema prezioso possa andare in cenere in un attimo.

È quanto vissuto nel pomeriggio di ieri, lunedì 27 luglio, alla Riserva Naturale Statale delle Saline di Tarquinia. Un vasto e minaccioso incendio ha lambito la zona a ridosso delle vasche della laguna, mettendo a repentaglio uno dei gioielli naturalistici più importanti e delicati dell’intero litorale laziale.

La corsa contro il tempo per salvare la riserva

L’allarme è scattato quando il fuoco, alimentato dalla vegetazione secca e dalla morsa della calura estiva, ha iniziato a correre rapidamente verso il cuore dell’area protetta. Il rischio concreto era che le fiamme divorassero il perimetro delle vasche, cancellando in poche ore un habitat unico.

Ma la prontezza e il coordinamento dei soccorsi hanno evitato il peggio. Sul campo si sono precipitati i Vigili del Fuoco e i volontari della Protezione Civile – tra cui le squadre dell’AEOPC Tarquinia –, lavorando senza sosta per ore per accerchiare il fronte del rogo e sbarrargli la strada prima che potesse penetrare nel santuario della biodiversità.

Spenta la furia iniziale, il lavoro degli uomini e delle donne in campo non si è fermato: per tutta la notte e nelle ore successive si è proceduto alle delicate operazioni di bonifica, spegnendo uno a uno i focolai nascosti nel sottosuolo e tra la vegetazione per scongiurare il pericolo di pericolose ripartenze.

Un ecosistema ferito da proteggere

Perché quando brucia una riserva come quella delle Saline, non brucia solo qualche ettaro di sterpaglie. Stiamo parlando di una culla di biodiversità straordinaria, un punto di riferimento fondamentale per la sosta, l’alimentazione e la nidificazione di innumerevoli specie di uccelli acquatici e migratori, a cominciare dai celebri e splendidi fenicotteri rosa.

Nelle prossime ore i tecnici saranno chiamati a un lavoro certosino per valutare l’effettivo impatto ambientale del rogo sulla vegetazione ripariale e sugli habitat della fauna selvatica, verificando i danni subiti da un equilibrio ecologico fragile e prezioso.

Chi c’è dietro il fuoco?

Restano ora da chiarire le cause che hanno scatenato l’inferno di fuoco. Spente le ultime scintille, sul campo sono entrati in azione i Carabinieri Forestali, che insieme agli investigatori e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica condurranno tutti i rilievi tecnici del caso per risalire all’esatto punto d’innesco.

Al momento nessuna pista viene scartata: si indaga per capire se l’incendio sia il frutto di un vile gesto doloso, della distrazione di una mano colposa o di una tragica fatalità legata alle condizioni estreme di questi giorni.

Una cosa, tuttavia, è certa. L’episodio di Tarquinia suona come l’ennesimo, drammatico campanello d’allarme. Nel cuore dell’estate, con le temperature che salgono e la siccità che bussa alle porte, la tutela delle nostre aree naturali non può concedersi distrazioni. Le Saline di Tarquinia sono il polmone verde e blu della nostra costa: difenderle significa difendere l’anima e il futuro della Tuscia.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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