


VITERBO – Un piccolo passo per Palazzo dei Priori, giusto la spesa di un lavoro grafico e della stampa di un po’ di pannelli, un grande passo per la narrazione di una tradizione eccezionale ai viterbesi e ai turisti. Aria di festa, questa mattina 14 luglio, in quel di San Sisto. Una matrioska di notizie, non da Pulitzer ma interessanti a livello local, messe sul piatto.
La prima, in ordine di “freschezza”, è che la prima accensione della Macchina nell’anno di nostro signore 2025 è fissata per domenica 20 luglio alle ore 21.30. Dies Natalis sarà illuminata ogni venerdì e sabato sera fino al “sollevate e fermi” del tre settembre. La seconda notizia è che quest’anno, per la prima volta, la principale tradizione viterbese è raccontata a San Sisto. Un percorso di testi e immagini, in italiano e in inglese, costruisce una narrazione organica e coerente. A potenziare il tutto la possibilità, a cominciare da sabato e possibile solo nel fine settimana, di vivere le emozioni del Trasporto attraverso la realtà aumentata. Un servizio messo in piedi da Archeoares.
Torniamo al clima bello di questa mattina sotto Porta Romana. Presenti la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, molto orgogliosa del risultato finale, il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, il “costruttore di Macchine” Vincenzo Fiorillo e l’ideatore di Dies Natalis Raffaele Ascenzi.
Sorrisi ed emozione da parte di tutti per la presentazione ufficiale del progetto narrativo. Un’idea che in molti, almeno quelli con qualcosa dentro la scatola cranica, si augurano possa essere replicata ogni anno. A innescare questo cambiamento l’occasione del montaggio anticipato per sottolineare la storicità del Trasporto 2025, anno del Giubileo.
“Abbiamo deciso di installare questi pannelli che raccontano la storia della Macchina di Santa Rosa, della nostra tradizione. Con queste grafiche abbiamo costruito una narrazione adeguata a trasmettere il senso di partecipazione e il legame profondo tra la viterbesità e il Trasporto”. Queste le parole, in sintesi, della sindaca Frontini.
Mecarini si è soffermato sul discorso della doppia lingua: “Un’occasione per permettere anche ai pellegrini che arrivano in città da altri paesi di comprendere questa nostra importante festa”. Fiorillo ha evidenziato il contenuto: “Qui c’è il senso di appartenenza alla tradizione della Macchina”.
Ascenzi nel suo intervento ha espresso un concetto profondo, attento a certi umori di una parte di città che hanno manifestato perplessità sul montaggio anticipato (per paura che questo possa svilire la festa). “Ho accolto con grande favore questa iniziativa di montare la Macchina con qualche mense di anticipo rispetto ai classici quindici giorni. In passato i cantieri duravano tre-quattro mesi in realtà, perché tutto era più complesso. Grazie a questo anticipare facciamo conoscere la nostra festa a molte più persone, nell’anno del Giubileo.
La Macchina è solo il tre settembre, qua vediamo una scultura. Un pezzo di polistirolo con tutte le parti strutturali che lo sostengono ma non è la Macchina di Santa Rosa. La nostra tradizione è l’unione tra questa struttura, i facchini e la città. La Macchina senza facchini rende meno, è il motore umano che fa la festa come la fanno le persone. La Macchina è qua ma questo non svela il tre settembre, non fa perdere quella magia”.






















