
VITERBO – Un problema lungo 40 anni, mai risolto, ora (incredibile ma vero) sembrerebbe addirittura destinato a peggiorare. La “cura del ferro” per la Tuscia non vale, fuori dai giri e dai giochi, irrilevante. La dice bene Francesco Ciarlanti: “Roba da terzo mondo”.
La “guerra dei treni” scoppia in orario a Palazzo Gentili, con un consiglio straordinario convocato sul tema più caldo sotto l’ombrellone dei viterbesi. Che a piantare l’ombrellone però devono andarci in auto. Possono prendere il treno invece lavoratori e studenti. Partenza da Orte secondo orario tabellare, arrivo a Roma “boh”. Invertendo l’ordine della partenza e dell’arrivo il risultato non cambia. E’ la “proprietà commutativa di Ferrovie”.
Insomma “la grande proletaria” (cit. Giovanni Pascoli) si muove tutte le mattine, peccato arrivi in ritardo. Lo fa, per giunta, su treni sovraccarichi di persone, spesso senza aria condizionata. Ne sanno qualcosa Alessandro Romoli (presidente della Provincia), Chiara Frontini (sindaca del capoluogo) ed Enrico Panunzi (consigliere regionale PD) che qualche giorno fa su uno di quei vagoni ci sono saliti insieme al Comitato Pendolari.
Panunzi la racconta così: “Ho vissuto personalmente quello che vivono i pendolari ogni giorno. Ho viaggiato con il Comitato da Roma Tiburtina a Viterbo: il treno delle 17 era strapieno, senza aria condizionata. Tutti salgono su quel convoglio nella speranza che percorra la Direttissima. Ma lo si scopre solo strada facendo. Abbiamo poi preso il treno delle 17.36, completamente vuoto, che pure dovrebbe viaggiare sulla veloce. Invece viene deviato sulla lenta, nonostante sia pagato per una prestazione diversa. È inaccettabile”.
“Questa situazione fa perdere credibilità al territorio – spiega Frontini nel suo intervento – . Parliamo di un problema che ha lontane origini ma quest’anno, complice il giubileo, torna più forte che mai. Perdiamo sul fronte dell’attrattività turistica. Va invertita questa rotta e serve la spinta di tutti.
“Situazione inaccettabile, che impatta sulla vita di tutti”, secondo la parola di Romoli. Il consigliere forzista Ciarlanti la dice “papale papale”. “Roba da terzo mondo”.
Quanto è all’orizzonte lo spiega bene Enrico Panunzi, dando anche i riferimenti tecnici: “Esprimo tutta la mia preoccupazione per le gravi ricadute che la delibera n.178/2024 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti rischia di avere sui pendolari del nostro territorio.
Il provvedimento, nato per consentire lo svolgimento dei lavori sulla Direttissima, sta di fatto diventando strutturale. Dal 1° gennaio 2026 – con l’ipotesi, addirittura, di un anticipo a dicembre 2025 – i treni regionali saranno esclusi dalla linea Direttissima Roma-Firenze. La decisione, contenuta anche nel Prospetto Informativo della Rete 2026 di RFI, elimina la deroga che oggi permette la circolazione dei regionali a 160 km/h, imponendo un limite minimo di 200 km/h. Ma i nuovi treni regionali ad alta velocità ordinati dalla Regione Lazio non sono ancora arrivati.
La situazione è grave. Se non si interviene in tempo, lavoratori e studenti che ogni giorno si spostano da e verso Roma si troveranno a subire tempi di percorrenza allungati anche di oltre 80 minuti al giorno. Uno stress psicologico e fisico non più sostenibile. Ecco perché chiedo con forza che la Regione Lazio avanzi ufficialmente una richiesta di proroga di almeno un anno all’entrata in vigore della delibera. Serve tempo per ricevere e mettere in servizio i quattro treni progettati proprio per quella tratta.
Il 7 luglio ho presentato un’interrogazione urgente in Regione per chiedere interventi immediati. Ma ora è necessario fare un passo concreto: ottenere una proroga alla delibera dell’ART, come fronte compatto. Lo dobbiamo per la dignità dei lavoratori, degli studenti, di chi ogni giorno si affida al trasporto pubblico. Mettiamoci nei loro panni. Difendere i pendolari significa difendere la giustizia sociale. È una battaglia che va combattuta insieme”.


















