
EDITORIALI – La trincea nella guerra contro il Covid-19 non sono gli ospedali. La trincea sono le strade delle nostre città. Gli ospedali sono i luoghi dove si curano i feriti, dove arrivano quelli su cui il coronavirus ha vinto. Per sconfiggere un nemico bisogna avere la corretta visione del campo di battaglia. Gli errori prospettici e di rappresentazione, nella storia della strategia, sono sempre risultati fatali.
Possiamo raccontarci le storielle che vogliamo, la realtà ha sempre il suo punto di caduta. Evitiamo che questo sia sulla nostra testa. I medici sono eroici, sono straordinari, sono l’orgoglio della nazione in questo momento e aggiungerei sempre. Tra l’altro sono gli stessi su cui spesso, in tempi di pace, si lanciano palate di merda quando le cose non vanno come vorremmo. La storia recente della nostra Tuscia, se avessimo un po’ di memoria, ce lo insegnerebbe.
Rappresentare gli ospedali come trincea oltre a essere un fake ha anche un altro effetto deleterio: ci deresponsabilizza. Abito a piazza della Rocca e porto a pisciare il cane al Barco. Non ho mai corso in vita mia e ora a cinquant’anni recupero la tuta Diadora delle medie e faccio la stracittadina. Non ho mai passato un fine settimana al di fuori di un centro commerciale e ora ho bisogno di andare al mare.
Sia chiaro, la maggior parte delle persone ha capito bene e sta facendo la sua buona battaglia. Però non basta, perché in una battaglia del genere bisogna ragionare davvero sull’unità. Ragionare sull’unità, sul comportamento del singolo, può fare la differenza sul numero dei morti e sui giorni di durata di questo incubo.
Se permettete i comportamenti del singolo ricadono su tutti. Fa bene quindi chi fa lo sceriffo? No, state in casa. C’è un limite al buon senso e bisogna avere un senso del ridicolo. Non fate gli sceriffi, asciugatevi la lingua con le persone a voi più vicine e convincetele a un corretto comportamento. Non dimenticate che il primo esempio però si dà col corpo.
Quale è il giusto comportamento in una trincea? Stare fermo. Una dei racconti più commoventi di questi maledetti giorni l’ho ascoltato da mia moglie. E’ accaduto dentro casa di una sua amica dove moglie, marito e due bimbi piccoli sono chiusi in casa da giorni. La madre ha spiegato così al maschietto la situazione: “Dobbiamo stare nascosti perché così il virus passa, non ci vede e se ne va”. Il bambino l’ha capito, possiamo capirlo tutti.


















