Fecero il deserto e lo chiamarono spending review
roberto
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Noi siamo figli dei tagli. Tutto sembra essere diventato improvvisamente superfluo. Le cose sono due: o qualcuno ci ha preso per i fondelli dagli anni Cinquanta a oggi o stiamo sbagliando qualcosa.
Potrebbe essere il simbolo di un nuovo partito politico

Anche nella Tuscia si guarda con grande attenzione alle azioni che sta mettendo in essere il governo Renzi. L’ultima pedina mossa, denominata “sforbicia Italia”, sta disturbando il sonno di molti. Sull’altare della spending review rischiano di finire sacrificati tutta una serie di enti operanti anche nella nostra provincia. In queste ultime ore abbiamo registrato una serie d’interventi in “difesa” della Camera di Commercio, per dirne una.

 

Ma basterà la furia iconoclasta contro la macchina pubblica a generare cambiamento? La macchina dello stato è sicuramente troppo pesante ma forse, a ben guardare, il vero peso va rintracciato nel modo in cui questi enti si pongono. Lentezze infinite, difficoltà di comunicazione col cittadino, infiltrazioni partitiche da capogiro. Il bambino è lercio, e la puzza ormai è nauseabonda, ma è risolutivo buttarlo via con tutta l’acqua sporca? 

 

A nostro modo di vedere gli enti dello stato più che inutili sono diventati tali per l’inerzia che li caratterizza da troppo tempo. Il loro lavoro servirebbe come il pane, perché il loro corretto operare produrrebbe ricchezza. Si pensa così che tagliare possa rappresentare una soluzione, auguriamoci che non si riveli una “soluzione finale”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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