
Con La Fune non trattiamo di cronaca, per il momento abbiamo fatto questa scelta di linea editoriale. Ci sono però fatti di cronaca che si ricollegano a tutto un mondo e che aprono spunti di riflessioni che è bene evidenziare. La morte dell’imprenditore nautico di Tarquinia è uno di questi. Impiccato con una catena da barca, l’ipotesi più accreditata è quella del suicidio della disperazione economica.
Questo fatto cade proprio in un mercoledì delle ceneri molto particolare. Un mercoledì della brace, sul fronte politico. Come è messa la terra di Tuscia è sotto gli occhi di tutti noi, nonostante magari qualcuno preferisca ancora nascondersi le orecchione da somaro sotto al cappello. Stile Pinocchio e Lucignolo nel paese dei balocchi. Mentre la situazione è quella in queste ultime ore si sono consumati due teatrini della politica. Uno a Palazzo Gentili, dove la vergogna sembra non avere limiti. L’altro nella sede del Partito Democratico, dove dietro alla maschera di una voglia di rilanciare l’amministrazione Michelini (intenzione sacrosanta visto che tutti aspettano il concretizzarsi della rivoluzione promessa in campagna elettorale) si consuma, anche qui, una guerra tra correnti.
E’ dunque questo la politica? Craxi la definiva, con grande realismo, “lotta feroce per il potere”. Può anche starci ma questo potere a cosa è finalizzato? Come impiegano le loro giornate i nostri amministratori? A costruire strategie per lo sviluppo del territorio, per dare risposte ai cittadini in termini di servizi, sicurezza ambientale e qualità della vita o a “sbudellarsi” l’un contro l’altro armati? Se la risposta che dovremmo darci cadesse sulla seconda opzione significherebbe che è arrivato un momento importante: quello di non lasciare più carta bianca e iniziare a essere presenti – con il coltello tra i denti – sul territorio. Sputtanare il potere, denunciare il potere, costringere il potere a servire l’interesse pubblico, non quello di fazione nè tantomeno quello personale.
La scelta è tra essere attori del proprio destino e di quello della propria comunità o rassegnarsi all’estinzione, che in alcuni casi può passare anche per una catena di barca.


















