Etruschi, ricchezza per trafficanti e occasione persa per tanti disoccupati
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Da questo popolo misterioso e antico potrebbero generarsi posti di lavoro e ricchezza collettiva. Gli unici che invece sembrano trarne qualche beneficio rischiano di essere i trafficanti di reperti archeologici.

Fermato con vasi etruschi in macchina, questa la notizia di cronaca che emerge nella giornata di oggi. E’ accaduto a Tarquinia, dove i carabinieri della compagnia di Tuscania hanno denunciato un 30enne romano per ricettazione e possesso indebito di materiale archeologico. 

Gli uomini delle forze dell’ordine stavano procedendo a un normale controllo e hanno deciso di perquisire l’auto, su cui viaggiava il giovane, considerando l’atteggiamento nervoso dello stesso. A casa del ragazzo, successivamente perquisita, sono stati rinvenuti altri vasi e materiale etrusco. 

Tutto questo nel giorno in cui la stampa locale si è sbizzarrita nel rilanciare la notizia, del Corriere della Sera, sulle tombe dipinte di Tarquinia “frequentate” dai templari. Un articolo con il quale il giornalista mette tra l’altro in evidenza la scarsa pubblicità che il Viterbese ha saputo fare negli anni del proprio patrimonio storico-archeologico. Il fermo di questo “trafficante” di reperti archeologici riporta all’attenzione pubblica il problema dei tombaroli e dei saccheggiatori dei beni culturali che agiscono, ancora oggi, sul territorio della Tuscia. Una zona particolarmente ricca di tombe etrusche e altre magnifiche testimonianze di civiltà del passato. Gran parte di questo patrimonio, è purtroppo, ancora ora sotto terra. Per mancanza di fondi tanti insediamenti, che molto probabilmente nascondo tesori inimmaginabili, restano nell’abbandono.

Servirebbe che proprio da questa parte d’Italia nascessero idee funzionali alla valorizzazione e messa a frutto di queste ricchezze. In maniera tale da utilizzarle per generare benessere collettivo, attraverso la creazione di posti di lavoro, e non un egoistico e criminale utile privato (quello dei mercanti di reperti).

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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