
Fermato con vasi etruschi in macchina, questa la notizia di cronaca che emerge nella giornata di oggi. E’ accaduto a Tarquinia, dove i carabinieri della compagnia di Tuscania hanno denunciato un 30enne romano per ricettazione e possesso indebito di materiale archeologico.
Gli uomini delle forze dell’ordine stavano procedendo a un normale controllo e hanno deciso di perquisire l’auto, su cui viaggiava il giovane, considerando l’atteggiamento nervoso dello stesso. A casa del ragazzo, successivamente perquisita, sono stati rinvenuti altri vasi e materiale etrusco.
Tutto questo nel giorno in cui la stampa locale si è sbizzarrita nel rilanciare la notizia, del Corriere della Sera, sulle tombe dipinte di Tarquinia “frequentate” dai templari. Un articolo con il quale il giornalista mette tra l’altro in evidenza la scarsa pubblicità che il Viterbese ha saputo fare negli anni del proprio patrimonio storico-archeologico. Il fermo di questo “trafficante” di reperti archeologici riporta all’attenzione pubblica il problema dei tombaroli e dei saccheggiatori dei beni culturali che agiscono, ancora oggi, sul territorio della Tuscia. Una zona particolarmente ricca di tombe etrusche e altre magnifiche testimonianze di civiltà del passato. Gran parte di questo patrimonio, è purtroppo, ancora ora sotto terra. Per mancanza di fondi tanti insediamenti, che molto probabilmente nascondo tesori inimmaginabili, restano nell’abbandono.
Servirebbe che proprio da questa parte d’Italia nascessero idee funzionali alla valorizzazione e messa a frutto di queste ricchezze. In maniera tale da utilizzarle per generare benessere collettivo, attraverso la creazione di posti di lavoro, e non un egoistico e criminale utile privato (quello dei mercanti di reperti).


















