

BOLSENA – O gente, l’avete sentita? La Tuscia si scrolla di dosso la polvere dei giorni grami e s’affaccia al lago, laddove l’acqua è specchio di cielo e il vento di terra sa di giunchi e di sogni. Mercoledì 8 luglio, segnatevelo con l’inchiostro buono, perché al Guadetto non si va a spizzicare l’aperitivo tra chiacchiere e nulla: lì si celebra il rito laico del cinema, quello vero, quello che ti entra sottopelle come l’umidità della sera.
L’Est Film Festival debutta. E non lo fa col passo incerto del debuttante, no: parte in quarta, piazzando sul campo di battaglia – che è poi la sabbia fine di Bolsena – un nome che è una garanzia di classe, Ferzan Ozpetek. “Diamanti”, si chiama la sua ultima sortita. Centotrentacinque minuti di poesia visiva, di quelle storie che ti prendono per mano e ti portano a spasso nell’animo umano.
Ma occhio, marpioni della poltrona numerata: qui si abbandona il velluto, si rinuncia al condizionatore che stordisce e si sposa l’avventura. Il dress code? Non serve lo smoking, basta un telo da spiaggia, una stuoia e, soprattutto, quel pizzico di spirito contemplativo che serve a capire quando il silenzio vale più d’un dialogo scritto bene. Si resta a guardare, col lago che fa da complice silenzioso, un coro di onde che accompagna le proiezioni e il cielo, sopra, che si fa tetto di stelle per chi ha la pazienza di alzare lo sguardo.
Il consiglio del vecchio cronista: arrivate prima. Non fate i soliti melensi che arrivano a giochi fatti. Prendete posto dove la brezza accarezza di più e lasciate che la lanterna magica di Bolsena faccia il resto.
È un invito a nozze, questo. Ingresso gratuito, che non guasta mai in tempi di magra, ma soprattutto un lusso d’altri tempi: sentirsi, per una volta, nel posto giusto al momento giusto, tra il brillar delle acque e il fremito dell’arte. Chi c’è, c’è; chi non c’è, si mastichi pure le dita in solitudine. A Bolsena, mercoledì, si fa la storia di un’estate.



















