Est Film Festival porta il cinema da grande schermo sulla spiaggia. A Bolsena l'8 luglio si fa la storia dell'estate 2026
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Ingresso gratuito, che non guasta mai in tempi di magra, ma soprattutto un lusso d'altri tempi: sentirsi, per una volta, nel posto giusto al momento giusto, tra il brillar delle acque e il fremito dell'arte. Chi c'è, c'è; chi non c'è, si mastichi pure le dita in solitudine. A Bolsena, mercoledì, si fa la storia di un'estate.

BOLSENA – O gente, l’avete sentita? La Tuscia si scrolla di dosso la polvere dei giorni grami e s’affaccia al lago, laddove l’acqua è specchio di cielo e il vento di terra sa di giunchi e di sogni. Mercoledì 8 luglio, segnatevelo con l’inchiostro buono, perché al Guadetto non si va a spizzicare l’aperitivo tra chiacchiere e nulla: lì si celebra il rito laico del cinema, quello vero, quello che ti entra sottopelle come l’umidità della sera.

L’Est Film Festival debutta. E non lo fa col passo incerto del debuttante, no: parte in quarta, piazzando sul campo di battaglia – che è poi la sabbia fine di Bolsena – un nome che è una garanzia di classe, Ferzan Ozpetek. “Diamanti”, si chiama la sua ultima sortita. Centotrentacinque minuti di poesia visiva, di quelle storie che ti prendono per mano e ti portano a spasso nell’animo umano.

Ma occhio, marpioni della poltrona numerata: qui si abbandona il velluto, si rinuncia al condizionatore che stordisce e si sposa l’avventura. Il dress code? Non serve lo smoking, basta un telo da spiaggia, una stuoia e, soprattutto, quel pizzico di spirito contemplativo che serve a capire quando il silenzio vale più d’un dialogo scritto bene. Si resta a guardare, col lago che fa da complice silenzioso, un coro di onde che accompagna le proiezioni e il cielo, sopra, che si fa tetto di stelle per chi ha la pazienza di alzare lo sguardo.

Il consiglio del vecchio cronista: arrivate prima. Non fate i soliti melensi che arrivano a giochi fatti. Prendete posto dove la brezza accarezza di più e lasciate che la lanterna magica di Bolsena faccia il resto.

È un invito a nozze, questo. Ingresso gratuito, che non guasta mai in tempi di magra, ma soprattutto un lusso d’altri tempi: sentirsi, per una volta, nel posto giusto al momento giusto, tra il brillar delle acque e il fremito dell’arte. Chi c’è, c’è; chi non c’è, si mastichi pure le dita in solitudine. A Bolsena, mercoledì, si fa la storia di un’estate.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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