

ROMA – L’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, è sotto processo per scisma da parte del Dicastero per la dottrina della fede. Una vicenda che ha a che fare anche con il Viterbese, perché proprio alle pendici della Palanzana esiste una comunità religiosa che fa capo a Viganò (leggi qui).
La notizia è stata ripresa con una breve nota da VaticanNews, ricordando come monsignor Viganò nel settembre 2018 era stato protagonista della clamorosa lettera sul caso del cardinale statunitense Theodore McCarrick, successivamente privato della porpora e dimesso dallo stato clericale, che si chiudeva chiedendo la rinuncia del Papa. Quella vicenda, comunque, “pienamente chiarita dalla Santa Sede con la pubblicazione di un minuzioso rapporto nel novembre 2020 che smentisce l’ex nunzio su tutta la linea”, non risulta essere oggetto del documento del Dicastero per la dottrina della fede. Viganò viene invece accusato di non riconoscere la legittimità del Pontefice né quella dell’ultimo Concilio. V
L’arcivescovo Viganò che in un lungo comunicato ha dichiarato di considerare le accuse rivoltegli “come un motivo di onore”. “Credo – ha soggiunto – che la formulazione stessa dei capi d’accusa confermi le tesi che ho più e più volte sostenuto nei miei interventi. Non è un caso che l’accusa nei miei confronti riguardi la messa in discussione della legittimità di Jorge Mario Bergoglio e il rifiuto del Vaticano II: il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana “chiesa sinodale” è necessaria metastasi”. Monsignor Viganò non ha mancato di paragonarsi all’arcivescovo Marcel Lefebvre che “cinquant’anni fa, in quello stesso Palazzo del Sant’Uffizio”, venne “convocato e accusato di scisma per aver rifiutato il Vaticano II”. “La sua difesa è la mia, le sue parole sono le mie, – ha dichiarato Viganò – miei sono i suoi argomenti dinanzi ai quali le Autorità romane non hanno potuto condannarlo per eresia, dovendo aspettare che consacrasse dei vescovi per avere il pretesto di dichiararlo scismatico e revocargli la scomunica quando ormai era morto. Lo schema si ripete…».

















