
VITERBO – C’è una nuova registrazione made in Viterbo. Riguarderebbe le parole di un consigliere di maggioranza a commento sui progetti esclusi sul bando cultura. Circolerebbe di cellullare in cellulare proprio da qualche ora. Non c’è nessun reato nelle sue parole quindi non c’è interesse pubblico a diffonderla, a meno che non sia istituito in questa ultra-provincia dell’Impero che è Viterbo il reato di opinione o di commento.
Tutta roba buona però per alimentare la gazzarra, il circo delle lingue, la polemica. Sì perché in questa torrida estate dove operai e braccianti si guadagnano la giornata sotto un sole che fa salire la temperatura a 40 gradi c’è chi tra un aperitivo e l’altro si dà da fare per riversare sull’opinione pubblica nuovi liquami. Tutta roba che serve per tenere banco, per sentirsi protagonisti e per fissare l’attenzione sul nulla impastato col niente così da occupare uno spazio che sarebbe invece opportuno riempire parlando di roba vera: infiltrazioni sul territorio, modalità di gestione dei rifiuti, discariche, affitti strapagati con soldi pubblici per sedi di enti che potrebbero trovare loco in spazi da riqualificare di proprietà pubblica (vedi ex ospedale degli Infermi).
Vogliamo però parlare di questa registrazione, non per i contenuti, ma perché la notizia sta nell’atto del registrare le conversazioni con i consiglieri comunali. Registrare per “sputtanare”, registrare “per colpire”. Ci sembra essere questo il modello Viterbo, l’educazione “viterbese” di questi ultimi tempi. Ora sulle registrazioni, sulla loro legittimità e opportunità si potrebbero dire molte cose. La giurisprudenza italiana si è espressa tante volte e il Governo attuale sta cambiando le leggi in maniera da restringere la possibilità di processi “mediatici” celebrati in pubblica piazza prima ancora che nei tribunali.
La notizia è l’idea di registrare per “usare” quelle registrazioni. E magari a qualche fenomeno potrebbe venire in mente di registrare per ricattare. E se il potere politico rischia di finire sotto il ricatto delle registrazioni fatte per minacciare “sputtanamenti”, anche in assenza di reato, allora c’è un problema di legalità e di democrazia. Chi ha in mano le registrazioni finisce per avere in mano un potere non legittimo, non democratico, non trasparente. E magari il politico di turno sapendo che qualche parola fuori posto, anche in assenza di reato, rischia di trascinarlo in un pantano potrebbe essere spinto ad accontentare le richieste (magari non legittime) del registrante pur di sottrarsi alla facile gogna pubblica.
Le registrazioni, se non fatte per provare reati nel pubblico interesse, possono diventare strumenti estorsivi. E a Viterbo l’arte della registrazione ha preso molto piede negli ultimi tempi. Aumentando i rischi di degenerazione. Prima la registrazione della riunione di partito Viterbo2020 da dove sono state rese pubbliche una serie di frasi della sindaca. Poi la famosissima registrazione di Bruzziches. Poi tante altre tenute in caldo, altre congelate, altre ancora effettuate giorno dopo giorno nella speranza di “beccare” la parola sconveniente del consigliere, assessore e sindaco di turno. Sì perché la faccenda, se si lascerà che prenda piede, non riguarda solo l’oggi ma anche il futuro quando al governo di questa città ci saranno “i rossi”, “i verdi”, “i blu”, “i rosa”, etc.
Ci domandiamo se la così massiccia diffusione dell’arte della registrazione non sia una roba che debba preoccupare le forze di polizia e la Procura. Perché a Viterbo sta nascendo una sorta di “industria della registrazione”? Siamo così sicuri che è interessante soffermarsi sulle parole colorite di questo o quel potente di turno? O piuttosto la notizia vera sia l’esistenza di un sistema (organizzato?) di registrazioni?
Quali sono gli interessi delle persone che spingono il tasto rec sui registratori viterbesi? Hanno un qualche obiettivo? Quale? E’ legittimo quanto stanno facendo? E’ giusto che le persone debbano fare attenzione a ogni sillaba pronunciata temendo di finire nel tritacarne dello “sputtanamento” per un commento colorito? E’ un clima giusto per la città e per i cittadini in generale? Lo è per chi fa politica, per i professionisti, etc?
Davvero è normale che esista una prassi di registrazioni così diffusa come le recenti cronache cittadine dimostrano? Ce lo domandiamo, lo domandiamo per riflettere con i nostri cari lettori. La notizia, a questo punto, più delle “corbellerie” dette da questo o dall’altro non è forse l’esistenza di una sorta di Ovra locale? Autorizzata da chi? Che lavora per chi? Finalizzata a cosa? Bisognerebbe indagare a fondo, fare indagini per capire queste registrazioni quanto si sono “mosse” da un cellulare all’altro. Perché se registrare può essere legale diffondere i contenuti non lo è. E’ un danno per il registrato, è un reato contro di lui. Ma nell’iper-provincia chi ci fa caso, qui il rispetto per l’altro è sospeso, vige la regola di chi strilla di più. Pardon, di chi “sputtana” di più.


















