Elogio ragionato del calcinculo di piazza Fontana Grande
Roberto Pomi
800 Confartigianato
A volte dietro alle semplici cose possono nascondersi mondi o spunti di ragionamento piuttosto interessanti. Per questo abbiamo scelto di scrivere questo "elogio del calcinculo di piazza Fontana Grande". Pensando in realtà che si tratti di una porcata estetica, capace però di far pensare a cose ai più invisibili nel quotidiano.

Tanto scandalo sta facendo il calcinculo fatto montare a piazza Fontana Grande dal festival Caffeina. Il calcinculo è il simbolo grafico che campeggia quest’anno su tutta la comunicazione dell’importante rassegna cittadina e gioca il ruolo di provocazione con cui il festival ha trovato un modo per colonizzare l’immaginario collettivo nei giorni della manifestazione e forse anche per qualche settimana dopo.

A giudicare dai post fioccati sui social network dei viterbesi e dagli interventi stampa di diversi consiglieri comunali lo scopo comunicazionale sta funzionando. Quanto questo faccia bene o meno all’immagine di Caffeina lo stabiliranno i fruitori dell’iniziativa. Ma siamo certi che le parrocchie saranno tantissime: quella di chi ci farà una risata sopra, quella di coloro che disapproveranno ma non troppo e nella massa ci sarà anche chi potrebbe maturare l’idea di dare un calcinculo al festival. A ognuno la propria scelta.

Il calcinculo è la giostra del movimento, della dinamicità. Sarebbe sicuramente piaciuta parecchio ai futuristi di Marinetti. Ma il calcinculo è anche un simbolo tanto italiano, se lo si intende non nell’accezione del gioco ludico ma in quella delle regole della vita, che si esprime nei detti comuni del tipo “non ci riuscirai mai se non hai un bel calcinculo”, “quel concorso l’ha vinto tizio perché ha avuto il calcinculo di Caio”.

Nella peggiore Italia possibile (Viterbo ne è naturalmente lontana) sono possibili altre varianti, del tipo “per ricevere quel finanziamento pubblico ti serve un bel calcinculo”, “la tua associazione non funzionerà mai se non trovi un calcinculo” o anche “per riuscire a fare quella cosa ci serve un calcinculo”.

Il calcinculo è quindi presente nella vita di tutti i giorni e in pochi sembrano scandalizzarsi. In parecchi anzi lo cercano e chi non lo trova magari parla male dei calcinculo degli altri perché rosica di non averne presi per sé.

Il calcinculo di piazza Fontana Grande ha quantomeno il merito di permetterci una riflessione su un fattore, quello dei calcinculo, tanto presente quanto invisibile nel quotidiano. Chi sta pensando che per mettere un calcinculo in una piazza storica come quella di Fontana Grande serva un bel calcinculo è evidentemente un rosicone. Provate anche voi a chiedere il permesso e sicuramente vi verrà concesso.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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