Elogio del riposo
Viterbo dall'alto
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Quella che ci lasciamo alle spalle è stata una stagione ricca di soddisfazione per questo giornale, cresciuto enormemente nel pubblico di lettori e nella capacità di incidere nel territorio.

Diffidare dagli stacanovisti, da chi non riposa mai e magari non dorme. La mente umana, così come il corpo, hanno bisogno di ritrovare la propria dimensione e l’eccesso di lavoro finisce sempre per influenzare in maniera scadente la produttività e il senso di quello che viene costruito.

Per questo ogni anno, nei momenti tradizionali della festa, La Fune ha scelto di interrompere le pubblicazioni ordinarie. Il giornale assume una veste più rilassata e i contenuti proposti puntano a non trattare la cronaca del quotidiano o l’analisi dei fatti. Questo per rispetto di noi stessi ma anche dei lettori ai quali intendiamo rimarcare una filosofia che ci appartiene e all’interno della quale cerchiamo uno spazio per dare senso al nostro lavoro.

I giorni di festa sono importanti e riteniamo giusto trascorrerli con familiari e amici, che alla fine sono le cose migliori nella vita di ognuno. L’esistenza frenetica di ogni giorno ci spinge a calpestare tutto, troppo spesso. Riteniamo che un simile atteggiamento e comportamento non sia figlio del buon senso ma piuttosto di un meccanicismo che reputiamo superato e auspichiamo superabile nelle sue sacche di resistenza.

Approfittiamo di questo momento di pausa, che intendiamo sottolineare, per riproporre le storie che con La Fune vi accompagnano ogni domenica. Questo per evidenziare la centralità del racconto e una funzione fondamentale del giornalismo: quella del racconto. La dimensione più umana e capace di dare frutti. Ogni storia è in fondo un momento di pausa, di analisi, di riflessione e confronto. Un momento di dialogo perché ogni storia che raccontiamo viene raccontata dai nostri lettori a qualcuno, o quantomeno suggerita.

Questa è la dimensione de La Fune, tra fan e detrattori continueremo ad andare avanti. Questo il nostro segno di differenza, convinti che vivere in un mondo dove tutto è appiattito e standardizzato non rispetti cose fondamentali come la bellezza, il senso della meraviglia e l’originalità di ognuno.

Quella che ci lasciamo alle spalle è stata una stagione ricca di soddisfazione per questo giornale, cresciuto enormemente nel pubblico di lettori e nella capacità di incidere nel territorio. Contiamo di rafforzare la nostra presenza e la vicinanza ai cittadini della Tuscia. Essendo strumento per contrastare le “storture” e di promozione della speranza e della fiducia in un miglioramento possibile. Questo il nostro marchio, questo il nostro stile.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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