Ecco quello che dicono gli americani ai viterbesi
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Serve una politica, ma anche un giornalismo, capace di riprendere in mano quel conflitto sociale che sta montando da anni, per tentare di sanarlo e per evitare che venga gestito da persone improbabili

La lezioni americane di oggi raccontano di un magnate, Donald Trump, considerato da tutti i principali commentatori e opinion leader un fuori di testa, capace di ribaltare ogni pronostico, di accaparrarsi il voto di intere fasce di popolazioni che potremmo definire semplicemente “escluse” e di vincere le elezioni del paese più importante del mondo, ovvero gli Stati Uniti d’America. Una vittoria che in realtà è anche una lezione per (quasi) ogni classe dirigente del mondo occidentale.

La sua affermazione non segna infatti la negazione del buonsenso, né tanto meno meramente la sconfitta di Hilary Clinton, che è marginale rispetto a ciò che invece è successo. La sua improbabile e inaspettata affermazione segna la capitolazione di un intero ceto fatto di giornalisti, politici, dirigenti, studiosi, sondaggisti, professori che hanno completamente perso il contatto con la realtà che li circonda.

Dalla Brexit a Trump, ma anche dall’affermazione in Italia del Movimento 5 Stelle, il messaggio che arriva ai partiti e alle forze locali è questo. Una grande parte della cittadinanza non dà più credito a ciò che legge sui principali giornali, a ciò sente dai politici, a ciò che ascolta dai professori. Ora è il momento di imparare la lezione, di permettere il rinnovamento delle classi dirigenti e soprattutto di iniziare a lavorare per i cittadini. Perché o sarà così, o sarà Trump ovunque.

È ora di uscire dal Palazzo, anche da quello dei Priori, e di guardare cosa succede là fuori perché il problema non è Trump in sé, ma sono le richieste inascoltate dei cittadini, le esigenze di chi sta meno bene, i problemi delle comunità. Serve una classe dirigente capace di riprendere in mano quel conflitto sociale, una sorta di nuova lotta di classe, che sta montando da anni, per tentare di guidarlo e sanarlo e per evitare che venga gestito da persone improbabili. Anche a Viterbo, perché è dalle piccole comunità che si può ripartire.

E così l’elezione di Donald Trump, che spaventa tanti, può diventare un momento di altissima speranza: la sveglia è suonata e sta a noi decidere se volerci svegliare o meno.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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