





VITERBO – Alle ore 10 del primo maggio in quel di piazza del Gesù il taglio del nastro su San Pellegrino in Fiore 2025. L’edizione durerà fino a domenica 4. Sei piazze per raccontare un’emozione. Siamo dentro una nuova era per la storica manifestazione che nacque dall’intuizione dei sempre benedetti Armando Malè e Fabio Fontana. Dal 2024, dopo lo stop del 2023, il marchio è di proprietà di tutti i viterbesi.
L’operazione, saggia, condotta da Palazzo dei Priori di acquisizione del marchio ha cambiato molto le cose. E’ stato introdotto il concorso di idee e sempre in quel del Comune hanno deciso, dopo la vittoria di Raffaele Ascenzi (che ha curato la scorsa edizione, la prima del nuovo corso), di andare a scorrimento. Questo ha portato al San Pellegrino in Fiore firmato dall’architetto Lorenzo Porciani.
Figlio di quel quartiere che oggi è chiamato a valorizzare attraverso il dialogo peperino-verde, Porciani ha dato tutto se stesso per regalare alla città il meglio possibile. L’abbiamo intervistato.
Da quanto ci stai lavorando?
“Ho accettato questa sfida con me stesso nel dicembre 2023. L’ho condiviso con la mia collega che tutti chiamiamo “Della”, visto che è italiana di origini iraniane e ha un nome di cui tutti sbaglierebbero la pronuncia. Ci abbiamo lavorato per 45 giorni e quando abbiamo consegnato il plico ci siamo guardati negli occhi dicendoci che avevamo davvero ideato qualcosa di bello”.
Che filosofia c’è dietro al progetto che avete presentato?
“La filosofia è quella di proporre un ambiente che fosse interattivo, in cui le persone potessero immergersi dentro prospettive completamente nuove, soprattutto per una città come Viterbo che nel centro storico non vanta grandi aree verdi.
In ognuna delle piazze avremo la possibilità per le persone di interagire con il verde, con i fiori, di vedere i monumenti e le piazze da nuovi punti di vista”.
Avete seguito le richieste del bando, quali erano?
“Le richieste del bando erano di ricordare il Medioevo e i suoi temi. Ogni concorrente li ha interpretati e nel mio progetto richiamiamo il Medioevo viterbese attraverso alcune forme. Gli archi a tutto sesto di San Pellegrino, gli archi a sesto acuto del loggiato di palazzo dei papi, etc. L’altro tema era l’utilizzo di elementi riconoscibili del territorio. Su piazza San Carluccio e del Gesù abbiamo fatto un omaggio al territorio viterbese. Piazza San Carluccio è stata interpretata come un omaggio ai laghi della Tuscia: Vico e Bolsena”.
Parlaci della tua squadra.
“Tutto quello che vedremo sarà un piccolo miracolo, non solo mio. Non è il San Pellegrino in Fiore di Porciani ma di una grande squadra, composta in maniera minuziosa. Il Vivaio Pugliesi si è occupato degli allestimenti di Piazza del Gesù, Morte, Scacciaricci, San Pellegrino. Daniel Plants ha lavorato su piazza San Lorenzo. L’area mercatale di San Lorenzo è stata curata da Verdi e Contenti di Chiara Brunori e poi il Vivaio Brachini ha allestito piazza San Carluccio. L’impresa edile Santini ha curato le parti di falegnameria e Aldo Capanni, artista del ferro, ha realizzato archi su piazza San Pellegrino e cupola di piazza della Morte fontana.
Ringrazio Piangoli Legno, Silvestri Legnami e Chinucci che hanno fornito il legno come sponsorizzazione. Mastro che con il polistirolo ha realizzato le scritte su piazza del Gesù e altri elementi dell’allestimento”.
Ti sei mai messo paura in questi mesi?
“Sì, era inizio febbraio e avevo ricevuto l’incarico da circa un mese e mezzo. C’è stato un momento che non ho sentito più la terra sotto ai piedi. Tutte le certezze che avevo su alcune imprese sono venute meno e ho vissuto una settimana in cui non ho dormito”.
Senti la vibrazione dell’attesa nella città?
“Io la vivo, non vivo però nella testa degli altri. Per me la situazione è vibrante. In questi giorni ho avuto anche un centinaio di chiamate al giorno. Sto avendo feedback positivi”.
Lo scorso anno hai visto San Pellegrino in Fiore, hai rosicato?
“Non ho rosicato. L’anno scorso avevo 27 anni, laureato da tre anni e al primo concorso. Arrivare secondo, con un progetto a cui tengo molto perché sono nato dentro San Pellegrino, per me è stato ottimo. Quando fai un concorso devi andare con l’idea di perderlo. Arrivare secondo dopo Ascenzi, che è un grande nome della città, già bastava. Poi quando è arrivata la proposta da parte dell’amministrazione di scorrere la classifica e affidarmi la realizzazione quest’anno sono stato molto contento. Per me è una grande occasione e spero di fare bene”.
Piazze con fiori e passeggiate no, perché?
“Non avevamo abbastanza budget per coprire gli allestimenti anche nelle vie e quindi abbiamo concentrato tutto sulla realizzazione delle piazze. Piazza del Gesù è quella dove sono state investite risorse maggiori”.
Quanto hai speso per i fiori?
“Siamo a 102mila euro iva esclusa”.
Raccontaci la parte più difficile da superare, il momento più complicato.
“Un po’ tutto sinceramente. Mettere insieme delle squadre che poi non si conoscono. Mi sono fidato di molte persone io che sono molto diffidente e questo è stato complicato. I fatti penso però mi daranno ragione e ho incontrato tutte belle persone”.
Siamo tutti d’un sentimento?
“Molto, senza timore di smentita. Anche perché molti della squadra sono giovani e ci siamo trovati. C’è grande comunicazione tra tutti, franchezza e ci capiamo con poche parole”.
Intervista estratta dall’intervista in diretta visibile sui canali Tuscia in Fiore e La Fune, curata da Giulio Della Rocca.

























