
EDITORIALE – Da qualche settimana c’è fermento sulle elezioni comunali 2027 nel capoluogo. A un anno dal voto iniziano le grandi manovre. Nel giro di pochi giorni abbiamo assistito a tre opzioni messe sul tavolo, attraverso indiscrezioni stampa. La più remota, che La Fune ha scelto di scrivere solo in seconda battuta, è andata a scomodare addirittura l’ex sindaco Marcello Meroi. Poi, questa seconda invece è stata data per prima da La Fune, si è parlato di un centrodestra alla ricerca di un “borghese illuminato”. Ci risultano opzioni nel mondo delle “cariche” pubbliche e anche in ambito accademico. Poi ha iniziato a “parlare” Filippo Rossi, che in realtà ha trovato anche sponde dentro un certo mondo. Poi all’improvviso, dentro un comunicato di “autolode” firmato Udc il segretario provinciale Gino Stella ha indicato Elisabetta Coccia come una possibile candidata a sindaco di Viterbo.
Movimenti e contro-movimenti in atto. Qualche nome è solo un’esca. Qualche altro è stato fatto girare per “sondare” gli animi e capire gli spazi di manovra. Altri sono finiti in pasto alla stampa per provocazione o come strumenti di “distrazione”. La partita del centrodestra, in vista di Viterbo2027, non è facile.
Il quadro politico nazionale si è complicato molto dopo la vittoria del “no” al referendum costituzionale. Le forze di governo attuale perdono consenso nei sondaggi e sono alle prese con diverse difficoltà interne. Poi c’è il presidente Trump che sta “sfasciando” la credibilità del sovranismo internazionale e infine i primi segnali di un cambio di vento importante con la caduta (dopo 16 anni) di Orban. Bandiera e simbolo del sovranismo europeo, bruciato nella notte di Budapest che non solo l’ha visto sconfitto ma pesantemente perdente.
Scegliere il candidato sindaco di Viterbo è difficile inoltre per una proiezione a livelli superiori dei suoi uomini e donne migliori: Sberna, Rotelli, Sabatini … In questo quadro il nome del sindaco del centrodestra per la conquista di Palazzo dei Priori è chiaro: Agilulfo. Come chi è?
Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez. Per gli amici di Italo Calvino noto anche come “il cavaliere inesistente”.

















