
EDITORIALE – In un po’ di tempo trascorso a Milano ho voluto comprendere qualcosa della zona di Brera. Tutti la conoscono per la famosa pinacoteca voluta da Napoleone, alcuni perché lì tra via Solferino e via Moscova c’è un luogo prezioso e caro al giornalismo italiano: la sede storica del Corriere della Sera. Così, chi mi ha accompagnato in questo giro tra il Corriere e la Pinacoteca, si è preso la briga di raccontarmi delle cose che, per amore di campanile e un certo provincialismo, ho cercato di ricollocare alla nostra amata Viterbo.
Chi mi ha guidato nei giardini dell’Università Statale di Milano, fino a dentro l’osservatorio astronomico da cui Schiapparelli scrutò Marte, mi ha subito chiarito una cosa: Brera significa “fuori dal centro”. Considerando che oggi quello è un luogo centrale di Milano la riflessione spiccia è che le cose cambiano nel tempo, anzi: le città cambiano nel tempo. E con esse i centri storici.
Ricolloco questo concetto nella nostra piccola Viterbo. Per noi figli degli etruschi e devoti di Santa Rosa il centro storico è chiaro e immutato nei secoli. A tracciarlo le mura. Come una sorta di limes (è latino non inglese) romano quello è il limite che segna il centro e la periferia. A destra del muro sei al centro, a sinistra in periferia. Beh, forse è arrivato il momento di modificare la percezione e tutta una serie di aspetti.
Quartieri come il Pilastro, i Cappuccini, l’area della Palazzina e piazzale Gramsci con viale Trieste non possono nel 2025 essere altro dal centro storico. Serve una definizione diversa e tracciare un nuovo limes. Roba da poco? Chiacchiere? Non esattamente.
Percepire Cappuccini, Murialdo, La Pila, Pilastro, Buon Pastore e zona Gramsci come centro storico della città ci imporrebbe una diversa cura e attenzione di pulizia e decoro urbano. Ci imporrebbe attenzioni diverse in termini di investimenti. Magari qualche strada asfaltata potrebbe essere lastricata e aggiungere bellezza alla città. I marciapiedi di questo nuovo centro andrebbero curati in maniera prioritaria, ecc.
L’amministrazione Frontini ci ha insegnato una cosa: l’attenzione per il centro storico. Infatti politicamente ci hanno scaricato dentro 90 milioni di euro di interventi di riqualificazione e di miglioramento. Ne vedremo i frutti, al netto dei detrattori interessati. Da questo investimento sono rimasti fuori Murialdo, Cappuccini, Pilastro e quanti già citati prima.
Capite bene che dove viene posizionato il “confine” del centro storico non è roba di lana caprina. Anzi. Sempre l’amministrazione Frontini ha ridotto la Tari a chi acquista casa nel centro storico o ci apre un’attività. Capite bene quindi che “il limes” del centro storico è un temone da leggere con attenzione.
Allargare aiuterebbe ad avere impatti anche su altri fenomeni e magari a introdurre regolamentazioni in più. Pensate anche all’ordinanza antibivacco che dentro le mura vale e fuori no. Che differenza c’è tra i gradini di piazza Crispi e quelli di Sant’Angelo in Spatha? E immaginare di chiudere al traffico alcune vie di questi quartieri portandoli allo status di centro storico regalando alla città altre passeggiate e zone commerciali?
Oggi Brera è esattamente questo. Un luogo come i Cappuccini diventato bellissimo grazie allo status di centro storico e tutto quello che ne consegue. Forse se vogliamo cambiare le cose in questa città dobbiamo iniziare a muoverle, a cominciare dai “confini”.


















