

VITERBO – Ci sono pomeriggi a Viterbo in cui la politica non si fa nei palazzi, ma si spia tra i tavolini, si intuisce negli sguardi e si misura con il bilancino del farmacista. Lo scacchiere delle prossime comunali nel capoluogo è un meccanismo forse molto più complesso di quanto si potrebbe credere, un congegno a orologeria dove ogni pezzo sembra fuori posto. E Filippo Rossi, almeno stando a quello che i nostri occhi vedono e le nostre orecchie ascoltano, resta l’enigma per eccellenza.
Ci hanno giurato, giù in città, che il candidato del centrodestra non sarà lui. Parola di politici, s’intende. Di quelli che parlano a microfoni spenti e giurano sul futuro della patria. Ci hanno persino fatto il nome del rampollo designato, l’uomo scelto per riportare “a casa” Palazzo dei Priori.
Eppure, venerdì pomeriggio, in quel di Valle Faul, il parterre era a dir poco particolare. C’era tutto il Gotha del centrodestra, o quasi. Tranne Forza Italia, naturalmente. Strano, verrebbe da dire. Dopotutto, Rossi non era lì a presentare una raccolta di favole illustrate. Chiaro come il sole che Pensare la città sia, prima di tutto, un manifesto, un atto politico bello e buono che lascia immaginare senza troppi veli una candidatura a sindaco del nostro “Nibelungo”. Una candidatura civica, s’intende, ma saldamente radicata in quell’area. Il che, tradotto in soldoni, lo renderebbe almeno al primo turno un rivale scomodo per il centrodestra ufficiale dei partiti.
Certo, bisognerebbe mettersi d’accordo su che tipo di rivale sia uno che lo vedi ovunque agli incontri di Fratelli d’ITalia: presente al Theatrò per il taglio del panettone nel Natale 2025, e avvistato a Villa del Mare, solo una manciata di giorni fa, a un meeting sulla spiaggia dei Fratelli.
E allora la domanda, quella vera, ronza in testa a chi mastica le cose di questa città: e se la notizia vera fosse proprio questa? Se alla fine l’uomo scelto per Viterbo 2027 fosse proprio lui, senza bisogno di scomodare i “papaveri” e le nomenclature tradizionali dei partiti?
Le tessere del mosaico si muovono, le correnti si incrociano e a Valle Faul qualcuno ha già iniziato a fare i conti con la realtà. A Viterbo, si sa, i colpi di scena non sono mai un’eccezione. Sono il metodo.




















